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Guida pratica al plastimodellismo

E

Emanuele

Testo e foto by Semtex
Tutto ciò che è scritto in corsivo invece e con ",ndr" alla fine l'ho riportato io (Emanuele) e sono mie impressioni, per cui nulla toglie che siano anche boiate! :D

Prima di tutto occorre scegliere il kit e la scala per il Vs primo modello.
Qui si aprirebbe una furiosa battaglia di ditte, prezzi, box art, decals, impossibile da dafinire in questa sede per bene.
Purtroppo in questo campo gioca molto l'esperienza (kit riciclati, stampi vecchi e usurati, ditte in crisi, ditte rampanti ma alla prima esperienza, ditte storiche, blasonate, ne troviamo per tutti i gusti). Potrei solo dire che di massima un kit in 1/72, scala che consiglio ai neofiti, non dovrebbe costare più di 20€ (tralasciando i kit "potenziati" con resine fotoincisioni,metallo bianco,etc.) e che molto dipende dal soggetto da riprodurre.
Questo perchè alcune ditte hanno prodotto stampi master di kit perfetti su cui hanno basato la loro bilancia commerciale, magari facendio riflettere questa aura di perfezione su altri stampi tuttaltro che perfetti.
Ecco perchè prima di procedere all'acquisto bisogna cercare la ditta che che produce il Vs soggetto al miglior rapporto qualità/costo.
Difficile? No, la soluzione più immediata sarebbe frequentare di persona (chi ha la possibilità) un buon negozio di modellismo: potrete, col permesso del negoziante, "visitare" molte scatole di montaggio, giusto per farvi un'idea dello stampo, delle decals e degli eventuali ammennicoli "extra parts" a corredo, altrimenti fatevi dare qualche consiglio, (anche via web, ormai esistono tantissimi siti e forum, ndr) oppure iniziate anche voi il viatico di ogni modellista di rispetto:accumulare scatole!
Effettuato l'acquisto iniziate un altro importante (e istruttivo) viaggio: la ricerca storiografica. Il nostro è un hobby "dotto", perchè induce inconsapevolmente allo studio: ogni modello infatti è incastonato come una pietra preziosa nella sua epoca, racconta di uomini di sacrifici e di passioni, fa rivivere nelle sue forme il progresso della tecnologia (non della civiltà: fin quando sulla terra esisterà una sola arma non ci saremo mai distaccati dal buio delle nostre origini).
Ormai su internet c'è tutto (quanti soldi spesi nei manuali: Verlinden, Squadron, Concord, PKL,... ), fatevi un bel "trip" sulla rete e troverete persino le mutande usate dal pilota!
A questo punto, con una directory piena di foto, si inizia davvero!
Prima di iniziare a staccare pezzi (e a perderli) prendete le stampate e immergete nell'acqua con 2 gocce di sapone per piatti.
Questo procedimento elimina i residui di grasso dello stampaggio (viene spennellata una certa dose di grasso sulla lastra di stirene prima di essere pressata e fusa negli stampi) ed evita problemi di fissaggio della vernice. Lasciate asciugare in un posto tranquillo (occhio agli animali domestici e alle indaffarate donne di casa..).
Fatto ciò prendete le istruzioni e fate una fotocopia ingrandita del trittico che quasi sempre trovate all'ultima pagina.
Motivo? E' una specie di campo di "battaglia" dove trascriverete tutte le vostre noticine, errori da correggere, parti da stuccare, avvisi vari, riferimenti a foto e libri visti, etc. Tenetelo a vista (piegato serve a poco).
Giusto perchè abbiamo parlato delle donne di casa, chiariamo quest'argomento: non dovete andare in giro per casa a cercare forbicine o rubravi la pinzette per le ciglia, compratevele!
Ci sono naturalmente attrezzi professionali che costano un occhio, ma in questo viaggetto faremo uso di attreezi di uso comune, per cui prendete nota:
-una pinzetta (non troppo piccola e a punte dritte);
-una boccetta di colla per STIRENE o PLASTIMODELLISMO (qua occorre sborsare un eurozzo in più della "UHU", "COCCOINA", "SUPERGLUE" anonima: prendete solo se scritto quanto riportato, è importante, la colla per modellismo fonde leggermente le parti per cui il fissaggio prima è chimico, poi sfumato il solvente diventa meccanico: le 2 parti sono saldate a vita, si spera);
-carta abrasiva lavabile di varia grana (600-800-1000-1400-2000 le più usate, ndr);
-forbici;
-cutter;
-stuzzicadenti;
-pennelli (altra battaglia:spendete un pò e comprateli di setola animale, ne bastano un paio a punta e un paio a scalpell, ma sull'argomento torneremo);
-stucco per PLASTIMODELLISMO (quello per l'edilizia non va bene..);
-nastro per carrozzieri (in cartoleria, non dal carrozziere..). (meglio quello plastificato che quello solo di carta, ndr)
- consiglio anche i quadretti di carta vetrata. Si tratta di parallelepipedi di gomma piuma ricoperta con carta vetrata di varie misure. Data la forma si riesce carteggiare anche nei punti più difficili, ndr
E STOP!
Fine prima parte.
..A dire il vero non è proprio finita. Questo è quanto un modellista "light" dovrebbe fare. Il modellista con maggiore esperienza (e magari con una mostra da vincere) invece si allontana un attimo dall'assemblaggio oramai prossimo e stacca dallo sprue i pezzi componenti la fusoliera, prende tutti i disegni reperiti e CONFRONTA palmo a palmo tutti i pannelli, portelli, alette, strumenti (non parliamo del cockpit!) insomma tutta la fusoliera alla ricerca del particolare mancante, del martinetto inesistente (famosi da una casa come l'Hasegawa gli attuatori dei flap dello Ju-87 1/48 costituiti da un solo triangolo pieno di stirene, pergiunta già stampati sul flap, cosa che nemmeno la Airfix si era permessa di fare 30 anni prima e questo per una cifra poco sotto le 50€!).
Va da sè che non bisogna confondersi con le versioni dello stesso soggetto, anzi occhio perchè proprio le case produttrici molto spesso fanno confusione (a volte voluta, per non creare troppi master differenti tra loro a volte, se sono coscienziosi, avvertono sul foglio istruzioni di chiudere quel portello o stuccare quella presa, peccati veniali, ma ci sono stati casi noti nel modellismo che sono passati alla storia: quasi tutte le case hanno commercializzato gli stampi per l'F-15D tacciandolo per un "E", solo la REVELL e la TAMIYA hanno fatto le brave-e che brave!).
A questo punto si assemblano i pezzi principali del modello con un pò di nastro e si procede al controllo delle dimensioni (a volte capita che il modello difetti o sia abbondante di forme e dimensioni, tralascio questa parte perchè è piuttosto laboriosa, ma ci torneremo se vi interessa) e si segnano sulla fotocopia le eventuali correzioni. I pezzi staccati vengno cancellati dalle istruzioni e in caso di confusione vengono trascritti i numeri con un pennarello indelebile su una parte non in vista (ah, procuratevi qualche scatola per camicie, scarpe, vi servirà da magazzino).
 
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Emanuele

Parte seconda: "Primi assemblaggi".
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Sono un aeromodellista, non me ne vogliano quindi i "carristi" (per i "navisti" si parte obbligatoriamente dallo scafo) o i "dioramisti" se mi riferisco, in queste righe, solo ai kit di aerei, ho costruito solo quelli o quasi.
Allora, partiamo dal cockpit, che per quanto possa essere stremenzito gioca una parte fondamentale nella buona riuscita del tutto.
C'è da dire che ben poche case danno cockpit completi in 1/72, mentre in altre scale la concorrenza si fa più agguerrita (HASEGAWA, TAMIYA, REVELL, MONOGRAM, TRUMPETER, qualche stampo FUJIMI, tanto per citare le migliori, in scala da un quarto di pollice, la 1/48 o la 1/32, sfornano cockpit da sbavare, un pò di dettaglio qua e la e il gioco è fatto. La ITALERI si difende discretamente, con poche eccezioni, ma siamo lontanissimi), comunque vediamo come tirare su un discreto cockpit in 1/72, poi in appendice parleremo di quelli "big", Slurpp!!
Primo ostacolo: il pannello strumenti.
Se va bene vengono accennati microscopici rilievi, altrimenti c'è una misera decal a completarlo...troppo poco.
Assemblate "a secco" (cioè senza uso di colla) le parti principali dell'abitacolo, pavimento, pannello e paratia posteriore e inseritele nelle 2 semifusoliere (a PROPOSITO: capita spesso che 2 parti, ali o fusoliera, non combacino alla perfezione, siano svergolate, storte. Non pensate di piegarle con le mani: le spezzereste oppure peggiorereste la situazione! Il materiale usato per i kit, lo stirene, non è uguale per tutte le ditte, alcune producono uno stirene molle ed elastico, altre vetroso e duro, a mio avviso il migliore per inciso e spigoli, appuntiti e netti, anche se di complicato maneggio. Immergete la parte da correggere in acqua bollente, tenetecela per un minuto e poi, delicatamente, piegatela fino a raggiungere la curvatura desiderata), controllate quindi se le singole parte combacino alla perfezione.
Questo primo assemblaggio ha anche un'altra ragione: vi suggerisce lo spazio a disposizione per i pesi. (questa appena descritta è comunque un'operazione un pò laboriosa, soprattutto per chi è alle prime armi, io consiglio, quando dovranno essere incollate, di tenerle le parti ben serrate tra loro con elastici, nastro di carta, mollette per almeno 3-4 giorni, ndr).
Gli aeroplani a carrello triciclo devono purtroppo essere appesantiti verso il muso per evitare di vederli in bilico o irrimediabilemte seduti di poppa. Per i jet c'è il comodo radome da riempire, più una porzione immediatamente posteriore.
Usate, consiglio, le sferette dei cuscinetti a sfera di varie dimensioni o altro che vi capita a tiro (pesi da pesca, ndr), fissate con cianoacrilato e riempite con cera fusa (se potete, fatevi una bella scorta di sferette: vengono inserite nelle boccette di colore per favorire la miscelazione). Adesso introduco un nuovo strumento che, badate, non è essenziale, ma costituisce il primo gradino per l'autocostruzione: i fogli di stirene.
Vengono venduti in buste nei negozi di modellismo e non sono altro che fogli di stirene bianco di vario spessore e profilo.
Con questi potrete ricostruire in scala: alette missili, antenne varie, pinne caudali, pannelli, interi pavimenti, seggiolini, di tutto
(chi riesce a destreggiarsi nell'uso di questo materiale può davvero fare a meno delle scatole di montaggio: un vero maestro, come il Signor Barbieri -mi sfugge il nome- costruisce da tempo aerei della 2GM in scala 1/20, 1/15 utilizzando sopratutto questo prodotto, fantastici!).
Bene, con un foglio si stirene da 0,25, se il cockpit da kit non vi soddisfa, prendete bene le misure e iniziate a tagliare (lame molto affilate e polso fermo): prima il pavimento, prova a secco, ok?, avanti con la paratia posteriore e così via.
Adesso focalizziamo l'attenzione sul pannello strumenti. Foto alla mano notiamo che di rado è piatto e liscio, presenta strumenti con cornici, altri sono più sporgenti.
Con molta pazienza (e fissando il pannello su un pezzo di nastro feltrato rivolto all'insù su un cartoncino) coloriamolo con la sua tinta e operiamo come segue:
- se il pannello è in rilievo (poco probabile) applichiamo una leggera mano di fondo, poi con un pennarello nero a punta fine
(altro elemento molto importante per il dettaglio: ho trovato alcuni pennarelli con punta 005 in cartoleria: ottimi per i dettagli minimi come le rivettature) contorniamo le cornici degli strumenti e ritocchiamo alla fine con precisi tocchi di pennello.
Prendiamo un pennello economico, ne tagliamo la setola per circa il 60/70% ed intingiamolo nel bianco, asportiamo la maggior parte del pigmento con uno straccio ed iniziamo a ripassare delicatamente i rilievi: se abbiamo operato bene compariranno dal fondo nero le lancette e i bordi, se fate qualche sbavatura ripennellate col nero e riprovate (ecco perchè il colore di fondo deve essere leggero, non coprirete i particolari con la vernice).
Questa tecnica è chiamata"DRYBRUSHING" o "PENNELLO ASCIUTTO".
- se il pannello è piatto ma avete a disposizione una bella decal fate così: osservando sempre le foto in possesso e ritenendo corretta la disposizione degli strumenti, ritagliate con precisi incisioni di cutter le varie sezioni della decal (i pannelli strumenti hanno quasi sempre una disposizione logica ed ordinata di strumenti, navigazione a sin, motore/i a dx, ADI al centro etc..).
Prendete il pannello strumenti del kit e incollate su di esso pezzettini di stirene profilato da 0.25 o meno delle stesse dimensioni dei pezzettini di decal che avete ritagliato. Alla fine incollate le decals direttamente, senza levarle dal supporto: avrete così un piacevole effetto di "movimento". Completate con piccoli tocchi di colore rosso nelle zone "calde" degli strumenti, giallo per qualche warning, un pezzettino di carta messo a casaccio su una consolle (per nascondere magari qualche errore..) per imitare una cartina, qualche filo di SPRUE FILATO A CALDO (continuate ancora a buttare lo sprue delle stampate? ERRORE! Quelle più diritte servono per molti usi il primo dei quali è questo: prendete una candela e avvicinate alla fiamma un pezzetto di sprue. Dopo qualche secondo esso comincerà a diventare molle: è il omento di allungarlo finchè è caldo!Avrete così un lungo filo di plastica multiuso: switch, tubazioni varie nei vani carrelli-a dire la verità va meglio il rame scaldato per questi, luci varie se lo sprue è trasparente, fate voi!!) per irazzi del seggiolino (altro elemento da dettagliare a volontà), la MANETTA motore a sin o una cloche bitorzoluta, gli attuatori dei pedali sotto li pannello strumenti, visibilissimi...
Per chi vuole spendere unpò di euri in più e ha un polso fermo potrebbe iniziare ad usare un altro spettacolare mezzo di dettaglio: LE FOTOINCISIONI.
Sono dei floglietti metallici ove sono state riprodotte con precisione svizzera tutto quanto serve per il superdettaglio. Per farvi un'idea andate sempre dal Vs negoziante oppure visitate i negozi online. Lì spesso si pubblicano le foto di queste piastrine (le migliori ditte sono dell'Est): BINGO!!!
In caso di necessità e con i dovuti accorgimenti di scala potete "rubare" questa foto e traslarla, almeno per quanto rigurda il pannello strumenti, sullo stirene, pochi forellini di TRAPANINO (altro strumento del modellista, come vedete la famiglia cresce, ma siamo già in area avanzata), quattro colpi di cutter (sempre affilatissimo) e oplà, avrete la Vs fotoincisione amatoriale!
Come si usa una fotoincisione? Dipingete con comodo la parte da tagliare (la EDUARD per prima e poi le altre, fornisce anche un foglietto tipo negativo fotografico dove sono riprodotti gli strumenti, lo tagliate e lo incollate SENZA ESAGERARE con colla vinilica), quando asciutto, fermate la piastrina con un pò di nastro (se si piega sono guai) su una superficie rigida e tagliate con un colpo netto e il più possibile vicino al bordo, limate con carta (occhio alla vernice), ritoccate ed incollate con cianoacrilato "riposato" su un tappo o altro (il comune ATTACK appena deposto rilascia fumi che possono "imbiancare"il pezzo: lasciatelo riposare qualche secondo). ATTENZIONE AL CIANOACRILATO: applicatelo con uno stuzzicadenti spezzato a "L" alla punta, collimate con il negativo, applicate, lasciate asciugare, completate con un pò di drybrushing, ritocchi di colore, riempite i fori degli strumenti con trasparente lucido o CLEARFIX HUMBROL o altro, è lo stesso.
Lo stesso vale per il proiettore dell'HUD.
Bene! Fine seconda parte.
 
E

Emanuele

Parte terza: un pò di attrezzi

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da sinistra verso destra:
-limette di varie forme e misure;
-colla per stirene con dosatore ad ago;
-lucidante Tamiya(eccezionale);
-fogli e listelli di stirene di varia misura;
-nastro Tamiya;
-Olfa compass cutter(serve a fare tagli circolari);
-"ragno"con morsetta;
-pinzette e tronchesi varie.



Vari additivi tra cui una boccetta di acetone(in farmacia,quello per le unghie fa schifo),polvere metallizzante SNJ(miracolosa),Maskol Humbrol(mascherature varie,forma una pellicola gommosa)e poi vari diluenti tra cui alcool puro(per dolci),diluente per acrilici e non,altre boccette della americana Microscale per il trattamento delle decal(Microset e microsol)



Attrezzatura speciale:
-"Frisket"(carta adesiva trasparente,lavori di mascheratura fine);
-frese,punte e altri accessori per il trapano(non ho messo il trapano,scusate..);
-pasta abrasiva per auto(questa è di grana medio/fine,esiste un'altra pasta della Arexons adatta per le rifiniture e la lucidatura,altra cosa che ho dimenticato);
-lame varie per i coltelli con mandrino e vite della maricana Exacto;
-all'estrema destra uno "scriber"per le reincisioni



a sinistra in alto una Fustellatrice(ne parleremo più avanti,adesso non serve),a seguire due set di dime Verlinden 1/48 e 1/72 per incisioni,a destra alcuni folgi di acetato per termoformatura.
E la trielina?
L'ho mesa nella foto per ricordarmi di parlarne successivamente.
 
E

Emanuele

Parte quarta: Stuccaggio e preparazione alla verniciatura.

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Bene, l'argomento sembrerebbe dei più banali, invece è il più (per me) delicato, perchè permette, superato brillantemente, di avere
risultati ottimali nella fase successiva.
Tenete conto che in questa fase possono essere corretti difettucci di assemblaggio, solchi e graffi vari, ma è l'ultima spiaggia, nel senso che potrete comunque a modello quasi ultimato correggere in extremis qualcosa, ma il risultato non è garantito o quantomeno dovrete sudare le famose sette camicie.
Innanzitutto prendete una matita e iniziate a segnare tutte le parti bisognose di stuccatura tenendo sempre a portata visiva la famosa fotocopia di cui sopra per eventuali note da seguire.
Aprite il tubetto dello stucco (preferisco di gran lunga il MOLAK,molto morbido e resistente e sopratutto facile da trovare) e ne versate un pò in una tazzina da caffè aggiungendo 2 o 3 gocce di ACETONE. (io preferisco non utilizzare l'acetone in quanto rende lo stucco più "secco" ed è facile, durante la carteggiatura che questo si distacchi dalla plastica, ndr)
Apro parentesi: l'acetone che le Vs donne usano per i loro "ritocchi" non va bene, è in realtà una miscela di altra roba e non lega completamente con lo stucco, lasciando uno strato oleoso superficiale.
Consiglio (ed uso) invece l'acetone puro venduto tranquillamente in farmacia, anzi dato che state andando prendetevi anche dei guanti di cotone (serviranno per maneggiare il pezzo verniciato) e un bisturi (tranquilli, fate gli gnorri dite che vi servono per il modellismo, vi crederanno sicuramente..
), spesa totale max. 10€.
Adesso prendete un pezzo di sprue e dopo aver aver versato l'acetone iniziate a miscelare.
Un passo indietro. Dopo aver individuato le parti da stuccare iniziate a delimitare la zona con del nastor feltrato lasciando un 2 o 3 mm. di margine. Ok, prendete un pennello, economico e da usare da adessso solo per lo stucco e stuccate. (se usate lo stucco senza diluirlo con l'acetone meglio utilizzare una piccola spatolina, ndr)
Dato che il normale stucco tende a ridurre di volume durante l'asciugatura date una mano generosa (ma no troppo!!).
Lasciare asciugare (cioè lasciate che il solvente dello stucco e l'acetone evaporino) per circa un paio di orette.
Nel mentre che lo stucco testurizza parliamo di altri stucchi professionali: il milliput, la colla epossidica bicomponente, l'Attack e gli smalti. Per stuccare?? Certamente, vediamo il loro utilizzo.
Milliput.
Generalmente lo stucco "normale" svolge egregiamente il suo dovere, ma a volte servono le maniere forti oppure c'è da ricostruire, che so, il cuscino di un seggiolino eiettabile, il telo che copriva l'accesso al posteriore del pannello strumenti (negli anni passati decine di aerei usavano questo trucco, tipo F-104, Super Etendard, F-14, Mirage vari, etc, anzi a volte non veniva nemmeno applicato o copriva solo parzialmente la selva di cavi, connettori, tubi che partivano dal fondo degli strumenti, una vero paradiso per un assatanato di "dettaglio" anche se viene meglio con la lamina di piombo, mah..). Insomma un potente mezzo per riprodurre parti complesse.
L'utilizzo è abbastanza semplice anche se bisogna prendere alcune precauzioni.
Esistono in commercio vari tipi di milliput, ma dato che il nostro è un utilizzo alquanto blando (è invece molto usato nei diorami e nei figurini)consiglio il "Silver gray".
Indossiamo un paio di guanti in lattice e tagliamo due pezzi di ugual misura delle 2 barrette di stucco.
Bagniamo le dita in un pò d'acqua e inziamo a miscelare (se è troppo duro mettiamolo in una tazzina a lavoriamolo con una spatolina): quando i 2 pezzi saranno perfettamente miscelati (il colore non deve avere venature) possiamo stenderlo, modellarlo come il das (occhio che è irritante, quindi se proprio non potete fare a meno di toccarlo con le mani sciacquatele abbondantemente e velocemente, avvisati!).
Indurisce in 3 0 4 ore (se lo avete lavorato bene), poi potrete lisciarlo, picconarlo, trapanarlo, verniciarlo, non ci sono problemi.
Colla epossidica.
Di utilizzo più "mirato", è infatti usata per incollare/stuccare/imitare parti trasparenti.
Anche questa è irritante, oltretutto puzza di pesce..
All'inizio la usavo solo per incollare il parabrezza degli aerei (ottimo però anche il Kristal Kleer,vedi foto), poi ho avuto un fortunato incontro con un numero di Model time.
Luci di posizione alari. Farle solo con la pittura? Naaa, forse forse (ma non cambio idea) va bene per gli aerei moderni, dove tutta la calotta esterna della luce è di quel colore, ma per gli aerei della 2°GM che avevano la calotta trasparente e solo la luce colorata?? Con una buona limetta a sez. triangolare ricavate lo scasso della luce, turate eventuali buchi con attack.
Prendete un tappo e versate uguali quantità del contenuto dei 2 tubetti e miscelate con uno stuzzicadenti.
Fate riposare il collante per circa una mezzoretta (deve indurire un pò, per fargli mentenere la forma, ma non aspettate troppo) dopodichè iniziate ad applicarlo nello scasso della luce facendo attenzione a non debordare (anche se un pò abbondante non fa nulla, basta che stia nell'incavo). Dimenticate la zona per circa un giorno e mezzo (al limite, nelle prime ore rigirate la parte al contrario, serve per non far prendere strane forme al collante).
adesso prendete un cutter affilato e iniziate a "sbucciare" il collante ormai indurito per dargli la giusta forma.
Rifinite con carta abrasiva fine e pasta lucidante. Aggiungete del colore trasparente (Gunze o colori per i vetri, "Colorglass", ottimi ed economici).
Attack.
E' il mio collante/stucco preferito, anzi lo uso quasi in tutto.
La "morte sua" sono i piccoli solchi: una generosa goccia, attenzione alle mani, soffiateci un pò per accelerare l'asciugatura (anche per il cianoacrilato esistono marche varie. Ho usato per un certo periodo dell'Attak americano a vari tempi di asciugatura, rosa o verde, la marca me la sono scordata, ma costava un occhio e non riuscivo mai a usarlo più del 50%, seccava senza ritegno nella boccetta. Adesso uso il normale Attack per incollaggi standard e il gel per quelli ritardati. Ritardati? Sono tutti quegli incollaggi necessariamente tenaci, quindi da fare col "ciano", ma che hanno bisogno di una aggiustatina rapida prima di lasciarli in sede, vedi regolazione sugli assi dei carrelli) e il gioco è fatto..
Vernici.
Anche le vernici possono essere usate per stuccare, laddove un intervento con lo stucco risulterebbe eccessivo. Si usa lo smalto, opaco o lucido non importa, purchè grigio, abbastanza denso. Lo si spennella nel solco più per ammorbidire che per colmare, aspettando l'asciugatura, tra una mano e la successiva. In questo caso occorre saper giudicare la necessità dell'intervento, potreste fare più danno che altro. Alla fine si carteggia leggermente il bordo della macchia di vernice per ridurre l'eventuale bordo.
Torniamo al modello, lo stucco finalmente è asciutto.
Ora, senza togliere il nastro iniziamo a carteggiare senza bagnare con una grana media, 600 va bene, altrimenti 400 ma adagio.
adesso leviamo il nastro e bagniamo un pezzo di grana 800, occhio al negativo circostante.
Terminiamo con grana 1200 e 1600.
Prima di cantare vittoria prendiamo un pennarello indelebile nero e coloriamo la parte stuccata: in controluce potremo controllare se bisogna continuare a carteggiare oppure se il solco e lo stucco sono scomparsi (lo stesso vale per ogni tipo di stucco usato, milliput o attack).
A stuccatura ultimata ripassiamo leggermente sullo stucco lo scriber per riscrivere i pannelli perduti.
Alla fine di questa lunga sessione con un lembo di straccio imbevuto d'acqua laviamo la superficie del modello, la asciughiamo sempre nello stesso verso (sfregando la plastica potremmo elettrizzarla e renderla ottima come deposito per la polvere) ed inziamo a mascherare il canopy chiuso, il parabrezza, prese d'aria e altro per un'altra sessione: la verniciatura.
 
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Emanuele

Parte quinta: verniciatura

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In questa fase finalmente cominciamo a scorgere le fattezze del nostro modello e la bontà del nostro assemblaggio.
Va precisato subito che i modellisti con trascorsi "artistici" hanno un buon vantaggio rispetto agli altri, soprattutto nella fase di invecchiamento e nella resa cromatica generale, ma andiamo con ordine.
In questa guida di tanto in tanto, come avete letto, abbiamo "presentato" attrezzi nuovi, non sempre economici, a volte essenziali, capaci di coadiuvare il lavoro del modellista e facilitarne i risultati.
Purtroppo nella verniciatura mezzi economici per un risultato ottimale non esistono: il pennello non può, specialmente in modelli di cospicue dimensioni, sostituire l'aerografo e il compressore.
Va detto altresì che questi mezzi rappresentano l'esborso più oneroso in assoluto per un modellista in erba, ma rappresentano indiscutibilmente una dotazione importante, essenziale e altamente professionale.
In commercio esistono compressori ed aeropenne per tutte le tasche e gli utilizzi ma il loro prezzo purtroppo parte da una base di 50€ per un aerografo "scolastico" e di almeno 80€ per un mediocre compressore.
Comunque, anche se caldamente consigliati, continuiamo ad usare il nostro vecchio pennello, riservandoci di trattare l'argomento aerografia in un capitolo a parte.
Finito di asciugare il modellino con uno straccio pulito prevvediamo a mascherare tutte le parti non interessate dalla vernice usando il nastro di carta oppure, per canopy e zone un pò ricurve, il nastro Tamiya (o Tesa, ndr), più sottile ed efficace (possiamo mascherare anche con il Maskol soprattutto le parti trasparenti, dovete fare solo attenzione a non debordare e a lasciare seccare il pigmento prima di veriniciare). Per prima cosa adoperiamo un pennello a spatola di setola di martora (o bue, ndr), morbido e di lunga durata, non senza però aver prima agitato per bene la boccetta del colore (si possono usare anche pezzi di sprue per mescolare bene il pigmento, ndr).
Mescolare bene il colore è capitale per la pittura a pennello: una vernice non miscelata a dovere cambia completamente tonalità sulla plastica, asciuga lentamente, si stende a fatica, non copre, costringe a sovrapporre più mani, con disastrosi effetti di striature e ispessimenti.
Uno dei primi consigli che si da al modellista è quello di usare sempre il diluente della stessa marca dei colori in uso, per facilitare la stesura ovviamente, cosa che consiglio anch'io, ma col pennello possiamo usare anche l'acqua ragia.
Diluente dal forte odore canforato ed oltretutto, come tutte le vernici, potenzialmente tossica per inalazione, serve sia per stemperare che per sciacquare i pennelli, ma occorre, per questi ultimi, provvedere a sciacquarli in acqua pulita per evitare la corrosione delle setole (per le vernici a smalto l'operazione di risciacquo con acqua fatela alla fine della giornata: rischiate di usare il pennello ancora umido d'acqua con altra vernice a smalto, provocando fastidiosi scostamenti di pigmento sulla superficie, niente di grave, ma è meglio non rischiare, no?).
Per facilitare la mescola della vernice consiglio di inserire nella boccetta una sferetta di un cuscinetto a sfera.
Nel caso aveste già aperto la boccetta durante la mescolatura avvolgentela in uno straccio, evitando,cosa non rara nei barattolini Humbrol, di spargere vernice dove non serve.
Il colore, una volta aperta la boccetta deve presentarsi di tono uniforme, senza venature più chiare o più scure, senza una patina trasparente in superficie, segno che il colore è vecchio e che ormai il pigmento non lega più col diluente e sopratutto non deve avere un fondo vischioso o addirittura duro, esame da fare con un pezzo di sprue, scandagliando il fondo.
Una volta aperta la boccetta intingiamo il pennello nel diluente, solo la punta, intingiamo nella boccetta e facciamo una prova a secco da un'altra parte: se il pennello scivola senza sforzo e senza lasciare righe è la giusta miscela, potete iniziare a dipingere.
Sarebbe buona norma iniziare con i colori chiari e finire man mano con i colori scuri, in questo modo vi facilitate la linea di demarcazione tra i 2 colori, ma vi sono tesi discordanti in merito.
Quando dovete dipingere una zona demarcata con il nastro non iniziate proprio sul nastro e a pennello carico: provocherete in questo modo la formazione dello SCALINO, flagello di ogni livrea.
Scaricate invece buona parte della vernice nei pressi del bordo del nastro, dipingendo paralleli al nastro, con mano leggera e angolo divergente (in modo da non trovarvi mai ad andare contro il nastro).
Lo stesso vale per il Maskol e in misura molto minore per il Tamiya masking tape il cui spessore è irrisorio.
Altra buona abitudine: controllate sempre le mascherature prima di passarci il pennello:a volte il nastro di carta può staccarsi leggermente e siete fritti! Personalmente prima di una sessine di aerografia perdo 5 minuti a ripassare i bordi del nastro con uno stuzzicadenti.
A volte il nastro feltrato o per carrozzieri che dir si voglia può presentare un potere adesivo eccessivo e lasciare insidiose macchie di collante su una superficie già dipinta o peggio portarsi via qualche crosticina di vernice: in questo caso potete ridurre il potere adesivo del nastro ripassandolo più volte sul palmo della mano.
Molto spesso accade che la demarcazione tra due colori sia sfumata: con l'aerografo è uno scherzo allontanare la mascherina dalla superficie e regolarsi di conseguenza, ma col pennello come si fa?
Il risultato non è uguale all'aerografo (ve l'ho detto, potremmo avvicinarci ma mai uguagliare la pulizia e la leggerezza della pittura ad aerografo), ma il risultato non dispiace.
Dopo aver atteso l'asciugatura dei 2 colori schiariamo il colore più scuro di circa il 10% col bianco e con un pennello a punta e vernice un pò più diluita del solito passiamo lungo il bordo del colore più scuro.
L'effetto c'è e se è fatto bene è anche piacevole.
Finora abbiamo parlato solo di vernici "normali", a smalto o acrilico.
In commercio, per fortuna, vi sono altre vernici, uscite da pochi anni, chiamate "metalizer": contengono, oltre al normale diluente, un pigmento composto da minutissime scaglie di ferro di vario colore.
Queste vernici, date obbligatoriamente ad aerografo (per parti non molto grandi, come per esempio lo scarico di un caccia, io ho usato il pennello anche con colori metal Tamiya e Model Master ed il risultato non è stato malvagio, certo non pensate di colorarci una fusoliera dei caccia anni 50,o anti lampo nucleare, ndr) vengono lucidate con un panno molto morbido, dando un eccezionale effetto Natural metal: col pennello esiste solo la bottiglina della Molak ("Steel"), di uso peraltro assai limitato, quindi se avete un modello Natual m. da riprodurre e non avete aerografo e compressore l'unica cosa è usare un bel 11 o 56 Humbrol (o altri) e destreggiarvi nella "patchwork" (tecnica che consente di differenziare per tono un pannello da un altro e sul NM l'effetto anche se con classici smalti è molto appariscente). Un solo punctum dolens: sono vernici estrememente delicate, non ammettono infatti mascherature e riflettono come uno specchio gli errori di assemblaggio.
Le soluzioni quindi sono 2: lucidare la plastica quanto più è possibile in caso di kit assemblato senza intoppi, magari anticipando la patchwork, colorando cioè i pannelli prima del metalizer (ci pensertà il metalizer a cambiare tono su questi pannelli) oppue dare una mano di primer grigio e lucidarlo.
Da anni uso un prodotto che ha del miracoloso: è la polvere di metallo sella SNJ (vedi foto), per questa non ci vogliono pennelli, solo un dito e un panno morbido. Intingete un dito nella boccetta di SNJ e passatelo vigorosamente sulla superficie: otterrete già una superficie luccicante, vi tocca solo testurizzare (allineare cioè le scaglie di metallo formando un vero e proprio specchio) con un panno e avrete una superficie da caccia anni 50! Altri rimedi? Pochi altri in verita, la Bare Metal commercializza fogli metallizzati adesivi, li ho usati solo per imitare i pistoni del sistema idaraulico delle gambe del carrello e poco altro.
Windshield: su molti aerei moderni la parte avanti l'HUD è dipinta in un colore antiabbagliante (verde o blu): possiamo imitare l'antiglare dando una leggera mano di trasparente Gunze Sangyo all'INTERNO del parabrezza.
Beh,credo che adesso il modello e bello che dipinto.
Dobbiamo solo dargli un tocco di "vissuto".
Di questo e delle posa delle decal ne parleremo prossimamente.

Noticina a quanto detto precedentemente:macherare senza danni.

Mi sono ricordato due mezzi efficacissimi per mascherare senza nastro(a volte è troppo invasivo)e prima di continuare li aggiungo qui.
Il modellismo è un hobby magnifico perchè si avvale dei mezzi più disparati per ottenere risultati ottimali e questi mezzi provengono dalla vita di tutti i giorni.
Un comodissimo mezzo per mascherare senza nemmeno toccare la plastica,magari già verniciata,è l'uso della pellicola trasparente per alimenti e della carta di alluminio.
Il loro utilizzo è abbastanza intuitivo:si fissa la pellicola o l'alluminio solo con una sottile striscia di nastro facendola debordare solo un pochino,il resto lo si "impacchetta" per un periodo non troppo lungo,potrebbe capitare infatti e specialmente d'estate che la pellicola tenda ad attaccarsi alla vernice,ma non arreca danni,lascia solo un alone lucido.
Alluminio:una volta lo si usava per per riprodurre il Natural Metal,tagliando pezzettini ed incollandoli sulla superficie ancora umida di trasparente lucido.Roba da far venire il mal di testa..
Oggi serve sopratutto per effettuare mascherature volanti sui menzionati colori metalizer.Stesso procedimento della pellicola.
Ovvio che questi sistemi servono anche a crearsi comodi punti di presa del modello senza tuttavia toccare la vernice.
 
E

Emanuele

Lucidatura delle parti trasparenti, ndr

Una tecnica che ho imparato ultimamente e che invece ignoravo completamente è la lucidatura delle plastiche trasparenti, vedi il canopy di un caccia o il parabrezza e finestrini di un elicottero. Lucidare queste parti le rende molto più reali, nasconde piccoli graffi e permette di oscurare la plastica stessa (guardate il canopy degli F16 italiani e capirete di cosa parlo). Come si fà? Ci sono diversi metodi, io però ne conosco solo due. Uno è utilizzare il COMPOUND (Tamiya ma anche altre marche), un altro invece è utilizzare una cera per pavimenti che si vende in America come Future, in UK come Klear e in Francia come Klir. E' un toccasana. Si immerge il canopy in un barattolino con questa cera o li si lascia asciugare per una notte. Vedrete il giorno dopo che lucentezza.
Per rendere il tettuccio fumè (scuro) basta mescolare alla Future un pò di inchiostro nero.
Il problema principale è appunto che qui in Italia non si trova (salvo rare occasioni a mostre o raduni e comunque poi viene venduta a prezzi esorbitanti, anche perchè in America costa proprio poco). Anche comprarla su internet e farsela spedire via aerea non è facile in quanto appunto le confezioni più piccole sono attorno ai 10lt con conseguenti costi alti di spedizione e come sapete ci siano problemi a caricare liquidi sugli aerei. Le uniche soluzioni sono recarsi di persona in questi paesi o tramite un conoscente.

Rileggendo questa guida mi ero dimenticato di dirvi un paio di cose riguardo la lucidatura. Dato appunto che la Future è di difficile reperibilità ci sono altri due espedienti da provare. 1: la Future non è altro che cera per pavimenti... capito? 2, provate a vernice asciutta a ripulire con cura la superficie del vostro modello con uno straccio molto morbido, si otterrà un effetto molto gradevole.
 
E

Emanuele

Parte sesta: invecchiamento, sporcatura e decals
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Quante volte abbiamo giudicato dall'auto il possessore?
Non è infatti infondata la diceria secondo la quale, per il gentil sesso, l'auto non solo è un richiamo sessuale maschile ma ne è la sua prediletta dimora e indice della sua indole: profumini, palmarini, scocca brillante, fiancate splendenti, mai un briciola di quei maledetti crackers che le mogli si portano in giro a posto del pranzo, e così via.
Traslando e tagliando il discorso a nostre confacenze si può tranquillamente estrapolare dalla tenuta di un aereo il suo stato di servizio. Un F-16 dei Thunderbirds o un MB339 delle Frecce, per ostentazione di efficienza, simboli patrii di progresso tecnologico e industriale, vanno in giro per il mondo stralucidi di cera.
Allarghiamo un pochino la visuale. Durante alcune esercitazioni nazionali, L'USAF, tra i vari punteggi che assegna ai reparti in lizza, ne assegna uno peraltro molto ambito: il reparto con gli aerei meglio tenuti e col personale più pulito.
E' stata con mia grande ammirazione di professionalità infatti guardare alcune foto di F-15 di un non meglio precisato reparto della ANG con alcuni specialisti letteralmente all'interno delle prese d'aria a lucidarne le pareti.
Ancora. Alcune foto di F-106 Delta Dart mi avevano incuriosito per uno strano lucore sulle ali sia in volo che in hangar: eppure il FS16473 per aerei all'epoca impegnati a spron battuto lungo la costa atlantica all'intercettazione e scorta dei TU-95/142 in rotta verso Cuba, doveva essere molto più opaco. Lo scrittore del bellissimo volume edito da DeA aggiunse che gli aerei in titolo erano brillanti per le continue applicazioni di cera.
Ancora. Lock On n.18 Verlinden (ce l'ho davanti per un riferimento al mio F-14 Tamiya), F-14A VF-11 "Red Rippers", USS Forrestal, fine anni 80. Il caccia è ripreso in primissimo piano di muso. La livrea in FS36375 è completamente ricoperta di zone più chiare, scure, calpestii, segni di manutenzione, i bordi dei pannelli sono sporchi e scuriti dall 'uso, la salsedine ha schiarito e danneggiato la vernice in vaste zone dei serbatoi, tutto lascia pensare ad un utilizzo intenso, lontano da luoghi tranquilli e hangar accoglienti (durante i temporali è consuetudine ancorare sul ponte delle portaerei tutti lgi aerei possibili per lavarli sotto l'acqua piovana).
Questo verboso panegirico ha l'unica intenzione di esaltare l'importante enunciato di cui sopra ed è importante anche per riuscire a guardare con occhio critico e attento le varie zone di stress della livrea.
Ciò però non vuol dire che aerei usati nelle pattuglie acrobatiche siano candidi come bucato.
L'invecchiamento nel plastimodellismo ha doppia funzione: rendere il modello più realistico, eliminando quell'aria da giocattolo e donare alle sue forme corposità e profondità cromatica.
Prendiamo in esame le gambe dei carrelli: sono generalmente dipinte di bianco (più raramente alluminio) e presentano tubi vari che si connettono a centraline impianti di frenaggio, alimentazione, fari e pistoni, targhette e bracci. Pur nella complessità di questa zona però notiamo una pulizia generale (per far evidenziare all'istante fuoriuscite di liquido idraulico, generalmente rosso) resa ancora più evidente da piccole, sporadiche macchie più scure che troviamo intorno al perno della ruota e attorno ai giunti dei martinetti. Ed è questo bianco leggermente sporco nelle zone suddette che dobbiamo riprodurre.
In definitiva occorre, per realizzare un buon invecchiamento, conoscere la macchina che stiamo riproducendo, perchè attraverso di essa ne raccontiamo la sua storia.
La tecnica.
La stragrande maggioranza dei modellisti sviluppa tecniche di invecchiamento proprie e le usa a seconda dell'effetto che vuole ottenere. Si può usare qualunque colore in commercio purchè sia valido nei risultati.
Dal canto mio ne uso almeno quattro o cinque, mi regolo infatti in base ad alcuni elementi, come il tipo di stampo (positivo o negativo), il fondo se chiaro o scuro, naturalmente il più o meno massiccio uso operativo, la scala.
La tecnica più usata e più semplice è quella di ripassare le linee dei pannelli con una matita appuntita su un fondo chiaro opaco
(per esempio il FS36440 dei caccia imbarcati US). Alla fine si sfuma leggermente passando un cotton fioc sul segno di matita, aggiungendo sbavature, utilizzando sempre la grafite catturata sul cotton fioc, oppure bagnando la punta di un pennello nella grafite (per questa tedcnica appuntite spesso la matita su un pezzo di carta abrasiva ed usate la grafite rimasta come pigmento) e ripassando rivettature pannelli vicino ai motori, etc.
Questa tecnica è molto usata in 1/72. Unica raccomandazione: usatela solo su fondo opaco chiaro (la superficie del modello si trasforma in un foglio d'album e potrete anche cancellare eventuali errori con una gomma), su altri fondi non attecchisce e non toccate il modello con le mani(la grafite in realtà è solo in parte assorbita dalla vernice, il resto non aspetta altro che una ditata). Fissate subito dopo con trasparente lucido(per le decals).
Un'altra tecnica semplice ed efficace, ma più da "naso" è l'invecchiamento ad olio.
E' possibile utilizzarla indifferentemente su tutte le superfici, chiare o scure, l'importante è che abbia una base lucida acrilico, questo per evitare di mescolare i 2 colori (fondo e colore ad olio). Una volta asciugato il trasparente acrilico con un pennellino stendiamo senza troppa attenzione il colore ad olio abbastanza diluito lungo i pannelli (le tinte preferite sono Terra di Siena bruciata o bruno Van Dyke ma potete utilizzarne altre a seconda della tinta sottostante: usare un colore troppo scuro su una superficie chiara provoca un contrasto troppo accentuato, sbilanciando il modellino verso il "kitch") ed attendiamone l'asciugatura, poi, con un panno pulito leggermente imbevuto di acqua ragia, eliminiamo l'eccesso di colore magari disponendolo in leggere sbavature o stendendo uniformemente il residuo di colore all'interno di un pannello per esaltarlo dagli altri. Unica avvertenza: non andatevene troppo in giro con l'acqua ragia, potreste lasciare aloni di colore non desiderati.
Altra tecnica: il "preshading".
Consiste in un invecchiamento anticipato da effettuare con l'aerografo.
Prima di stendere la prima mano di fondo ripassiamo con l'aeropenna caricata con un colore scuro tutti i pannelli, poi stendiamo il fondo.
Avremo così già un primo delicato risalto, da rifinire preferibilmente con altre tecniche.
Altra tecnica: i gessetti.
Prima che il trasparente lucido asciughi completamente sfregate su un pezzo di carta abrasiva gessetti di colori vari (gli stessi suggeriti sopra) e con un pennellino li depositate nei solchi dei pannelli, il residuo lo soffiate via. Rifinite con una ultima mano di trasparente.
Ovviamente l'utilizzo dell'aerografo si adatta alla perfezione all'invecchiamento.
A mano libera o con l'aiuto di mascherine volanti pretagliate, con un colore diluito e spruzzato a ugello quasi chiuso e a bassa pressione
possiamo rendere perfettamente e con grande leggerezza (in alcuni casi è l'unico mezzo) combustioni e fuoriuscite di olio, vedi Skyraider, bruciature degli ugelli di scarico utilizzando la serie Tensocrom della Lifecolor (colori trapsarenti di varie tinte: kerosene, olio bruciato, benzina, blu) su tutti i jet, colature dai tubi du scarico da modelli a elica e così via.
L'utilizzo della aeropenna però, in questa fase, presuppone una buona esperienza, per cui è sempre buona norma esercitarsi 10 minuti sul nostro modello cavia.
Preferisco l'uso degli olii su modelli a livrea scura e con intenso uso, mentre l'uso dell'aerografo e delle matite e gessetti sui jet, ma la distinzione non è così rigida, preferisco decidere un momento prima della scelta della livrea, caso per caso.
Per i modelli in positivo bisogna fare un pizzico di attenzione in più: non è possibile utilizzare le matite, il solco non c'è, ma possiamo ugualmente scegliere l'uso degli olii o l'invecchiamento con l'aerografo.
E' possibile infine utilizzare un'altra tecnica che avevo anticipato qualche post fa: invecchiamento con la carta abrasiva.
Con modelli in positivo e plastica scura possiamo scegliere livree chiare e una volta asciugato il colore,necessariamente opaco, piuttosto secco, passiamo con mano leggera la carta abrasiva sui pannelli per eliminarne la vernice. Otterremo così una immediata esaltazione di pannelli e rivetti. Avete sgarrato?
Ripassate con l'aerografo e riprovate.
Queste sono pressappoco le tecniche più usate e che uso tuttora, nulla toglie però che ve ne siano altre: ripeto, l'invecchiamento è un modo di esprimersi attraverso i colori, ne più ne meno come un quadro.

Le decals.
Dopo aver terminato con i vari colori, posiamo tutto e dedichiamoci alle decals.
Prima di usare quelle da scatola girate il foglietto/supporto e controllate: se vi sono macchie giallognole le decals sono vecchie e non è consigliabile usarle, vi conviene rivilgervi all'aftermarket (ce ne sono di clamorosamente belle e di tutti i gusti, basta guardare qualche sito).
Lo stesso vale se, visto in controluce, dal foglietto emergono le forme delle decals: significa che sono troppo spesse e sono difficili da pareggiare(mano pesante col trasparente).
Molte ditte producono da se le decals: controllatele bene prima di usarle, ci sono ditte specializzate solo in questo e a volte la ditta X per risparmiare le produce in proprio.
Occhio sempre all'allineamento dei colori delle decals e alla retinatura: sono errori che possono commettere tutti, inficiando l'uso della decal.
Non usate "pezze" di decal grosse quanto una mano per imitare un colore(tipo alcune comlpicate livree di pattuglie acrobatiche o prototipi: vi dannereste l'anima a farle aderire alla perfezione, meglio, molto meglio, usare aerografo e mascherine, anche perchè non coprireste tutti i particolari e una decal molto grossa molto difficilmente può essere invecchiata per bene).
La scelta delle decals deve essere per forza maggiore effettuata prima della pittura, per ovvi motivi:se all'improvviso, dopo uno show della PAN vorreste trasformare il vostro mb339 in livrea monogrigio in un "Pony", uhm, mi sa che è meglio comprare un altro kit.
Appurato ciò, prendiamo il foglietto decals e con una lama stavolta affilatissima iniziamo a tagliare i vari pezzi, molto vicino al bordo.
Lasciamo a mollo la decal per circa 20/40 secondi (non di più altriemnti rischieremmo di disperdere nell'acqua il collante) e tiriamole su con una pinzetta, assorbiamo l'acqua in eccesso con un cotton fioc e col pollicione facciamo scivolare la decal dal supporto.
Mentre avete nell'acqua la decal, con un pennellino, spalmate sulla zona dove va distesa un sottile strato di ammorbidente per decal, appunto(ve ne sono di molte marche, quasi tutte produttrici di colori: io uso ammorbidenti model master, Gunze e i liquidi Superscale Superset e Supersol).
applicate la decal e asciugate la zona con delicati tocchi di straccio asciutto.
Terminate con il secondo fissativo, poi asciugate nuovamente e procedete(la pressione dello straccio sulla decal ha duplice funzione: permette alla stessa di aderire alla perfezione, grazie all'ammorbidente, scacciandone l'acqua e il lquido in eccesso e impedisce la formazione di microbolle d'aria sotto).
Finita l'applicazione ricontrollate il modello e invecchiate con la stessa tecnica che avete usato prima quelle decals (di certe dimensioni) che si trovano sopra zone pesantemente invecchiate.
Alla fine di questo processo lavate il modello con sola acqua e un pennello a spatola morbido (grosse quantità di ammorbidente possono essere visibili in controluce).
dopo l'asciugatura terminate il modello con una o due mani di trasparente "misto":60/70%lucido e 40% opaco, un trasparente meno lucido del satinato ma non opaco, ideale per quasi tutti i modelli, tranne per la 1/72, dove dovrebbe prevalere più l'opaco, sempre per i soliti motivi di scala.
 

MarcoGT

Membro Senior
Molto utile...salvata e stampata in PDF...grazie! ;)
 
E

Emanuele

Parte settima: il pelo nell'uovo.
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A cockpit ultimato ed incollato ad una semifusoliera e con i pesi giusti conformati a dovere (e una bella firmetta con la data all'interno della fusoliera, così per una sorta di "imprinting") siamo pronti ad incollare le semifusoliere.
Già. Il fatto è che chiudendole chiuderemmo la porta ad altri eventuali interventi di abbellimento, forse è meglio riguardare le foto, alla ricerca del "pelo". A questo punto il modellista in "parking area", deve fare una scelta coraggiosa: accetta il modello così com'è oppure si cimenta nella autocostruzione, niente di difficile, come vedrete, ma da qui si comincia a lavorare sul serio (come se non lo avessimo già fatto col cockpit). Vedete, l'errore col cockpit, che so, uno sgarro col cutter (improbabile), una sbavatura di colla (molto probabile: il modellista alle prime armi eccede o scarseggia nell'uso della colla, come le neomogli col sale) è rimediabile perchè agli inizi oppure camuffabile con pilotini, caschi, trolley-non vincerete un tubo, perchè la giuria non è scema, ma almeno avete salvato la faccia- si rimedia e a meno che non abbiate fatto un macello chiudete la cappottina e buonanotte, ma sbagliare con le ali o la fusoliera condannereste irrimediabilmente (o con enorme difficoltà e il divertimento diventa un calvario) il modellino e vi ritroverete con un lavoro tutto in salita.
Ecco quindi la scelta: io vi consiglio di provare, provare sempre, vi darà enormi soddisfazioni.
Ok, foto alla mano vediamo dove si può migliorare.
Negli aerei della 2GM il taglio dei flap o del timone è facile, sono quasi tutti a spacco per i caccia (OCCHIO ALLE FOTO!!!), al limite bisogna ricostruire con plasticard le centine, oppure praticare una piccola apertura sull'intradosso della'ala sinistra per l'avvisatore dello Spifire, mentre per i gli aerosiluranti bisogna lavorare più di fino e magari affidarsi a qualche fotoincisione (vedi flap del Dauntless).
Ma procediamo con ordine.
Facciamo finta che (tutto va ben..) il nostro modellino sia un jet.
Notiamo subito che la struttura delle prese d'aria è appena accennata o addirittura tappata (mentre per l'F-4 -faccio un esempio- il peccato è veniale, tra piastre di aspirazione strato limite e galleria, stretta e alta, il fondo è invisibile, per un F-86 la cosa è grave e bisogna rimediare). A seconda della sezione (circolare o quadrata) dobbiamo conformare il plasticard secondo la bisogna. Come? Beh, se la presa d'aria e a sez.quadrata, vedi Tornado o F-15, prendete misure e tagliate il plasticard, incollate e tappate il fondo della presa con una ventola di un motore proveniente dalla BANCA dei PEZZI (all'inizio sarà inesistente, col tempo diverrà una comoda fonte), se è a sezione circolare dobbiamo usare una nuova tecnica, semplice ma delicata: la TERMOFORMATURA.
Vi ritrovate con un canopy scheggiato se non rotto?
Avete bisogno di una particolare sezione, che so ovale, vedi per esempio la galleria della presa d'aria di un F-16?Si ricorre alla termoformatura.
Prima però di cominciare a preoccuparsi (nel caso vi ritroviate con una cappottina danneggiata o qualche altro pezzo) rovistate bene nella scatola e troverete, a parte o in una particolare zona del foglio di istruzioni, una sezione riguardante il servizio pezzi di ricambio.
Compilate quel fogliettino con i numeri dei pezzi danneggiati e speditelo: entro pochi giorni vi arriverà a casa una scatolina di cartone con il pezzo richiesto (ho chiesto pezzi di ricambio un pò a tutti, primo per farmi una scorta adeguata in caso di errori, canopy, decals, poi per avere la soddisfazione e la sorpresa di ricevere il pacchetto, puntuale e preciso. Una volta scrissi alla Revell in Germania per farmi pervenire un nuovo foglio decals di un vecchio kit di MIG-21 1/32, malamente stampato. Dopo qualche giorno il responsabile PR mi rispose con un pacchetto e una lettera, chiedendomi scusa per il disservizio ma la decal era ormai fuori produzione e includendo nel pacchetto alcune decal 1/32 di altri aerei russi di produzione Revell-alcune stampate in Italia, tra le migliori in circolazione!)
Bene, detto ciò passiamo allo stampaggio di un pezzo molto delicato e quasi sempre bisognoso di cure: il canopy.
Andiamo in cartoleria e compriamo alcuni (insomma fate una buona scorta, prima di avere qualche risultato ne butterete di fogli!) fogli di acetato per fare le copertine e una cornice di legno(oh, economica, semplicissima), qualche puntina da disegno e tornate a casa.
Adesso prendete il canopy "malato", rivestitelo dall'interno con del nastro feltrato (il nastro deve essere tagliato perfettamente lungo il bordo,non deve piegare nè uscire) e incollate con cianoacrilato giusto al centro un pezzo di sprue o di legno, o di qualunque altro materiale.
Il motivo del rivestimento è chiaro: se la termoformatura fallisse senza rimedio potrete sempre usare il canopy, magari cercando di rimediare; se incollate con l'Attack direttamente il bastoncino sulla cappottina ve la siete giocata! Mi direte a questo punto: ma se abbiamo a disposizione il servizio pezzi di ricambio a che serve sampare il canopy, me lo faccio arrivare nuovo! Risposta: il canopy viene ristampato quasi sempre quando presenta difetti di sottosquadro, cioè quella fastidiosa cresta al centro della cupola risultato dello stampaggio di pezzi simmetricamente ricurvi, oppure distorce troppo o è troppo spesso: hai voglia a chiedere pezzi di ricambio, saranno sempre gli stessi!
Siete a casa? Bene, prendete un foglio di acetato e fissatelo femamente alla cornice con le puntine, prendete il "manufatto"canopy+manico e recatevi in cucina, accedete il fornello più grande al minimo e.. a questo punto vi serve un volontario (sai le risate, mia moglie ormai non ci fa più caso, mi ritiene pazzo e basta..), gli fate reggere la cornice sulla fiamma chiedendogli di muoverla continuamente con andamento ondulatorio (se la manina volenterosa rimane ferma l'acetato si buca e dovrete procedere alla sua sostituzione, mentre il volontario diventa sempre meno tale) a una distanza di circa 10-15 cm.
Dopo un pò l'acetato comincia a tremolare e farsi morbido: è il momento!!Spingete con decisione il canopy nell'acetato e con le dita tendete il folglio da ogni parte in modo da farlo aderire ovunque.Dovete essere veloci perchè questa operazione deve essere fatta lontano dal fornello mantre l'acetato è ancora caldo. Staccate l'acetato dalla cornice (ringraziate il volontario) e attendete qualche minuto.
Quando è di nuovo rigido e freddo estraete delicatamente il canopy + il manico e...oohh, un canopy lucidissimo e sottilissimo!!
Prendete la forbicina, ritagliate il bordo del nuovo canopy e il gioco è fatto!
Finito? No, adesso occorre un nuovo strumento, indispensabile per le mascherature "di fino", il TAMIYA MASKING TAPE, un nastro giallognolo
di 2 o 3 misure, eccezionale per le mascherature. A che ci serve? A rifare i frames del canopy, no?? Rifilate col cutter una sottile striscia e applicatela sul bordo del "neonato".
Una volta che avrete preso possesso di questa tecnica potrete termoformare luci varie, condotti vari e per le scale maxi anche le ogive degli AGM-65(capito?).
La reincisione.
Confesso, senza tema di smentita neanche da parte dei più smanettoni, che questa tecnica è la più barbosa, noiosa, complicata tra tutte quelle usate nell'aeromodellismo. Purtroppo è efficace, molto professionale e alla fine anche molto, molto pagante.
"Ad angusta per angusta" dicevano i Latini, cioè alla sudata meta si arriva attraverso molti sacrifici ed è così..
Essa si avvale di uno "scriber", di una penna terminante con un pennino in acciaio molto appuntito o di un manico con mandrino a vite con accessori per il taglio o l'incisione (solo in negozi di modellismo ben forniti. A proposito, è contrario ai miei costumi fare pubblicità a qualunque negozio, la scelta è solo vostra e col tempo vi renderete conto se è aggiornato o no).
In alternativa potete usare l'ago di un compasso o cose simili, ma in questo caso vi consiglio di non ricorrere al fai da te, un solo scriber a punta va benissimo (i dioramisti o i figurinisti invece ne usano molti di più, grossomodo della stessa fattura di quei micidiali attrezzi del dentista), è l'altro accessorio che costa.
Ricordate il caro vecchio normografo dell'ora di Educazione tecnica?Proprio lui, stavolta in metallo flessibile, in 3 misure per scala e forme e commercializzato dalla Verlinden o Eduard (credo intorno ai 20-25€).
Preparazione del campo di battaglia.
Facciamo finta che dovete aggiungere un semplice pannello quadrato sull'estradosso di un'ala.
Tenendo sempre a portata visiva la fotocopia, dove avete segnato i risultati della vostra ricognizione fotografica, prendete il "template" e lo fissate con un paio di pezzi di nastro per geometri (quello che sembra leggermente opaco, il motivo è che ha il giusto potere adesivo ed è più resistente del semplice "scotch") nella posizione esatta dove deve nascere il pannello. Tenendo saldamente fermo con le dita il "normografo" prendete lo scriber e iniziate a seguire con leggerezza il contorno del pannello, una, due, tre volte. Adesso levate il template e carteggiate con grana 800. Se non siete usciti fuori vi troverete con un bel pannello bianco. Con uno straccio imbevuto di acqua ragia passate sull'incisione. Asciugate bene. Adesso prendete uno stuzzicadenti e ripassate il solco. Rimettete il template perfettamente sul pannelo disegnato ed effettuate la stessa operazione stavolta girando in senso contrario (occhio che non è la stessa cosa). Rilevate il template, ripassata carta abrasiva, acquaragia, asciugate e riusate lo stuzzicadenti: avrete fatto la vostra prima incisione.
E se si tratta di una lunga linea, magari su una superficie molto curva?
Francois Verlinden suggerisce di usare il bordo dei suoi template, ma per non rovinarli (sono abbastanza delicati e poi non credo che lui li paghi..) io utilizzo il nastro delle etichettatrici, tipo Dymo (eccezionale, fatto apposta per le reincisioni).
Utilizzo? Arrivateci voi, rileggetevi il capitolo e sono sicuro che vi si accenderà la lampadina.
Quando usare la reincisione? E' una questione complessa, non dipendente solo da voi, ma dalla moda corrente, dalle necessità e dal colore della plastica! Cosa centra il colore della plastica? Centra, centra, adesso vi dirò perchè.
Supponiamo di avere sul tavolo un kit in positivo (oggi cominciano ad essere rari, ma 20 anni fa era di moda), cioè con pannelli non incisi ma in rilievo. Tecnicamente è un errore (i pannelli infatti sulla stragende maggioranza degli aerei moderni sono accostati e fissati, avvitati
sull'ordinata, tranne rare eccezioni-vedi il Facocero, eh, eh, eh, adesso ditemi come sono disposti i pannelli su questo!-quindi si forma un solco ben visibile, mentre gli aerei della 2GM avevano spesso pannelli sovrapposti o saldati, diversa quindi la resa in scala), ma possiamo elegantemente bypassare la reincisione, con una tecnica stavolta pittorica scoperta per puro caso da un vero maestro del modellismo: il signor Pigliapoco(o Bortolotto, non mi ricordo, comunque uno dei due) su un kit di A-10 1/48 Monogram in un bellissimo positivo e con plastica verde scurissima (tecnica che ho ovviamente provato).
Bene, siamo arrivati al punto nodale del capitolo: il pelo lo abbiamo trovato e spaccato in quattro, adesso tocca incollare!
Accostando le 2 semifusoliere prendete nota mentalmente del percorso che deve fare la colla, poi applicate il nastro per carrozzieri lungo il bordo da incollare, questo per evitare che la colla debordando intacchi la plastica. Adesso con velocità applicate la colla (vi consiglio una boccetta con dosatore ad ago) ed unite. Tenendo ferme le 2 parti applicate del nastro di traverso per mantenere in tensione, oppure usate degli elastici o mollette per bucato. Dopo 3 o 4 ore controllate lo stato della giunzione togliendo delicatamente il nastro e controllando palmo palmo se la colla ha fatto presa. Se non siete stati abbastanza veloci è possibile che la colla si sia asciugata prima del tempo (quasi impossibile nei kit in 1/72, ma può capitare: un B-52 in 1/72 per tipo di incollaggio è pari a un F-15 in 1/32), ma a tutto c'è rimedio.
 
E

Emanuele

Parte ottava: LE FOTOINCISIONI (ovvero come sacramentare in giapponese antico pur non avendolo mai studiato).

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Bene,spero che a qualcuno interessi,altrimenti avrò creato un megaOT..
Come si utilizzano le fotoincisioni?
Bella domanda,la risposta è:ma è proprio necessario?
Anni fa,quando il modellismo era un costoso ed esotico hobby e le fotoincisioni erano un sogno,i modellini venivano su lo stesso e anche bene..
Oggi,con la smania di avere tutto a disposizione,anche il supefluo e badate,nel modellismo l'aftermarket costa,le fotoincisioni sono un accessorio quasi onnipresente sul tavolo del principiante e del maestro.
Non nego che siano un mezzo veloce,sicuro e comodo per dettagliare un modello,ma non sono un toccasana,la bacchetta magica ancora non è disponibile,anzi per certe scale sono addirittura inadatte.
Ma andiamo con ordine.
Cos'è una fotoincisione? E' in parole povere una lastrina di lega metallica(piombo o alluminio)sulla quale vengono letteralmente disegnati i particolari da riprodurre,vengono coperti quindi con una sostanza protettiva e successivamente viene corrosa da un apposito acido,procedimento direttamente derivato dall'elettronica per lo stampaggio delle schede.
Va da se quindi che il prodotto finito risulta un pò piatto,seppur eccezionalmente preciso,insufficiente per la 1/32,ancora usabile per la 1/48,ottimo per la 1/72(nel senso che la fotoincisione da sola nelle scale maxi ha bisogno di essere manipolata ed arricchita per poter ricreare l'effetto profondità).
Le scatole 1/32 moderne,vedi Academy,Tamiya,Hasegawa,Trumpeter e compagnia bella,hanno stampate e stampate dedicate al cockpit,zone di particolare interesse per i "fotoincisionari"e il lavoro alla fine restituisce agli occhi uno spettacolare e realistico prodotto nel quale le fotoincisioni si riassumono solo negli specchietti e nei ganci del canopy,stop.
Il lavoro diventa un pò più impegnativo nei cockpit lisci di alcuni modelli andati:niente paura,se pò fà,prendete un foglio di stirene da 025 e cominciate a disegnare,ovviamente pannello strumenti alla mano(e foto),tutti gli strumenti presenti,poi col trapanino forate usando punte di varia misura(andateci piano quando forate lo stirene,le alte velocità lo fondono),rifilate delicatamente con carta abrasiva 1200:avrete così un pannello strumenti fatto dalle vostre manine.Prendete poi un foglietto di acetato(per i vetri degli strumenti),lo ritagliate delle stesse dimensioni del pannello strumenti.Dipingete di nero il pannello strumenti del kit,successivamente incollate acetato e pannello strumenti(POCA COLLA,potrebbe espandersi sotto il foglietto e poi dovrete ricominciare tutto daccapo).Rifinite con uno stuzzicadenti gli strumenti con lancette,avvisi..
Leggera variazione sul tema:in aftermarket la marca Reheat ha distribuito delle bellissime decals di gauges pù in uso e nelle 3 scale,molto belle,precise e sopratutto di sicuro effetto,vale la pena provarle.
Continuate a scartare quelle orribili decals del pannello strumenti?Errore!Con la fustellatrice estraetene gli strumenti e fissateli come una normale decal dietro il pannello appena ricreato.
Riprendiamo il discorso.
Prima di cominciare a staccare i pezzi dalla lastrina di fotoinciso procuratevi una basetta rigida dove fissare la fotoincisione:4 pezzi di scotch ai lati e via.
il distacco dei pezzi dal supporto è abbastanza semplice,basta esser precisi.Noterete infatti che ogni pezzo è legato alla lastrina da un piedino con una tacca:lì dovrete tagliare.Il taglio deve essere fatto con un cutter affilato:posizionate la lama sulla tacca e premete.
Rifinite il pezzo con una limetta e incollate con cianoacrilato(le fotoincisioni si attaccano SOLO col ciano).
Solite raccomandazioni:usate una microgoccia,poi con uno stuzzuacadenti la espandete un pò attorno al centro(perchè?Perchè se espandete troppo la colla fino a raggiungere il bordo rischiate di sbavare schiacciando i 2 pezzi tra di loro),subito dopo applicate la fotoincisione.
Può capitare che l'Attack,o chi per esso,sbianchi leggermente il pezzo(vale anche per lo stirene):no problem,almeno per i pezzi da verniciare,diverso è il discorso per i pezzi trasparenti,tipo i montanti interni del canopy/windshield in fotoinciso,evento di irreparabile gravità,al quale si rimedia con un approccio diverso.
Dovete incollare un pezzo di fotoinciso sotto la volta del canopy?Bene.Prima di tutto delimitate STRETTAMENTE la zona dove deve andare il pezzo con del nastro,preparate i pezzi(per le fotoincisioni da incollare su superfici cuve piegatele DELICATAMENTE attorno al manico di un pennello grosso:basta una leggera curvatura) e alla fine applicate 2 o 3 di gocce di Attack su un tappo.
Attendete un paio di minuti......
.....
.....
Perchè stiamo attendendo??
Perchè il solvente evapori evitando di affumicare la cappottina.Ma poi la colla secca!!No,non secca,se avrete posato 2 o 3 gocce di ciano,diventerà mano mano più densa,meglio,solo dopo una ventina di minuti seccherà del tutto,quando avremo finito da 19..
Passati 2 minuti(oh,fate a occhio,non l'ho cronometrato!)applicate con uno stuzzicadenti un pò di attack sotto il fotoinciso,solo all'inizio, e applicate con precisione e decisione:gli errori sulle cappottine si pagano cari.
Prendete un altro pò di attack con l'onnipresente stuzzicadenti e spargetelo sul restante pezzo da incollare:attendete l'asciugatura tenendo fermo il pezzo con pinzette,in modo da dargli la maggior adesione al canopy.
Alla fine levate il nastro.
Avete sbavato il canopy con l'attack?Spiacente,non c'è rimedio,almeno non me ne ricordo nessuno(vedi termoformatura oppure servizio pezzi di ricambio).
Come piegare una fotoincisione?Semplice,ma MAI CON LE MANI.
Prendete il pezzo e posizionatelo a faccia in giù sopra un cartoncino e sotto un righello (il bordo della righello deve collimare con la tacca del fotoinciso).Tenendo fermo il righello alzate il cartoncino fino a raggiungere l'inclinazione desiderata.
Questo per i pezzi grandi,per piegare i pezzi piccoli bastano due pinzette a becco piatto:una regge il pezzo,facendo sempre collimare il bordo della pinzetta con la tacca e con l'altra si piega.
Dico la verità:uso molto le fotoincisioni,sopratutto per particolari minuscoli,ma il loro utilizzo lo limito al canopy e al cockpit,magari qualche griglietta,qualche piccolo particolare,qualche aletta dei missili,ma a volte complicano troppo la vita.
A volte la soluzione per un dettaglio più realistico è già lì,sulla plastica,ma non si vede.Esempio su come si può sostituire la fotoincisione con un pò d'olio di gomito?
Una delle zone dove la fotoincisione serve sono le griglie:griglie di scarico fumi di sparo,attorno al cannoncino,in fusoliera.
Nelle scale 1/72 e 1/48(questa dipende dalla profondità della griglia)pazienza,se il dettaglio è poco realistico,trapanate la zona e ricavatene lo scasso dove posizionare la fotoincisione,nella scala 1/32 si può fare diversamente(ho fatto una distinzione per scala per semplificare il discorso,ma non è esatto:si procede con questa tecnica solo se la griglia è abbastanza profonda nella platica).
Un esempio:i portelli delle prese d'aria superiori aperti per un MIG-29 per i Lomacchisti e le griglie di scarico fumi del cannoncino di un F-16 per i Falconisti.Prendete la parte di fusoliera interessata e capovolgetela.Con un pennarello indelebile individuate la zona delle griglie e segnatela.
Prendete poi un bel pezzo di carta abrasiva grana 120 o 200 e iniziate a sgrossare la plastica dall'interno(lo potete fare anche col trapanino con una fresa montata)sino a riuscire a vedere la plastica ridotta a un velo.Guardate bene in controluce:si vede la griglia perfettamente,quello che avete eliminato è stato solo lo stirene in più.Continuate con grana un pò più fine sino a sfondare lo stirene.Rifinite con calma con grana 800/1200 bagnata,sempre dall'interno,ogni tanto per pulire e rifilare meglio la griglia spennellate un pò d'acqua ragia e asciugate.
Risultato?Una griglia perfetta,vuota,come deve essere,semplice e senza l'uso delle fotoincisioni.
 

MarcoGT

Membro Senior
Salvata e fatto il PDF :D
 
E

Emanuele

Federal Standard:chi è costui?
Prima di mandare in stampa un altro sermone domenicale parliamo di un'altra cosa:il Federal Standard.
Non si fa modellismo aeronautico se non si conosce il federal Standard!!
Il FD o semplicemente FS595A è una pubblicazione federale del governo USA risalente al 43 o giù di lì che aveva lo scopo di catalogare tutti i colori usati sia in campo civile che mlitare.
Aggiornato anno per anno esso viene pubblicato sia in forma di libro che in listelli tipo campioni.
Importantissimo è il codice di ogni colore compsto da un numero di 5 cifre.
La 1a riguarda la finitura del colore e può essere:
1=colore lucido o gloss;
2=colore semilucido o satin;
3=colore opaco o matt
La 2a cifra indica il colore predominante della tinta:
0=Marrone;
1=Rosso;
2=Arancio;
3=Giallo;
4=Verde;
5=Blu;
6=Grigio;
7=Nero,Bianco e colori metalizzati;
8=Fluorescenti.
Le ultime 3 cifre regolano da 000 a 999 l'escursione dal chiaro allo scuro,a partire da 000=più chiaro a 999=più scuro.
Esempio.
il FS36440 è:
-un colore opaco(3);
-grigio(6);
-il numero 440 lo identifica come "USN Flat Seagull Gray",il nostro Humbrol 129,per dirla in breve.
Imparate questi numeri,per chi non li sapesse e vuole fare modellismo:sono importanti!
 
E

Emanuele

Parte nona: l'aerografia

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Non scherzavo poi così tanto nel definire la pratica in questione alquanto delicata da affrontare solo a parole.
L'aerografia infatti è una vera e propria arte a sè, coi suoi libri,manuali,corsi e compagnia bella.
Mi capita spesso di gironzolare per librerie e sbirciando di qua e di là (quasi sempre nello stand di storia) rimango sempre un pò basito,tra l'incantato e il perplesso, davanti allo stand dedicato agli hobby, dove spiccano, tra i manuali del radiocomando e guida agli origami, coloriti tomi dedicati all'aerografia.
Sfogliando questi manuali ci si rende conto dalle meravigliose esecuzioni di veri artisti, quante potenzialità sono nascoste all'interno di questo semplice strumento e quanta fantasia ed espressività può essere imbrigliata in quei colori.
Nel modellismo fortunatamente l'aerografia è una pratica non eccessivamente utilizzata nè tantomeno necessaria in fondo.
Con un tocco sapiente e paziente di pennello possiamo dipingere un modellino di piccole dimensioni,ma dobbiamo fermarci qui. I problemi nascono già con modellini un pò più grandi,un 1/48 ad esempio o un F-111 in 1/72:aloni, strisce di pennello, pennellate più o meno evidenti, tonalità diverse dello stesso pigmento portano all'esasperazione, alla rinuncia e al ripiego verso hobbies più comodi e immediati:i videogames, per esempio (adesso non linciatemi, faccio modellismo e gioco al pc anch'io!).
Ergo: se vogliamo arrivare a risultati tangibili ("ad angusta per angusta") dobbiamo servirci dell'aerografia sfruttando i suoi basilari meccanismi.
Quanto sto per dirvi è una summa della mia esperienza,dei manuali e degli articoli che mi è capitato di leggere e fare tesoro in questi anni:una cosa simile a quello che diceva Rousseau a proposito della cultura,ciò che si ricorda dopo aver dimenticato,quindi prendetela per buona,se avete dubbi basta fare pratica oppure andate in libreria e cercate vicino alla guida agli origami...un manuale di aerografia!

Gli strumenti. Primo ed unico punctum dolens della discussione sono gli attrezzi dedicati all'aerografia per la loro delicatezza e prezzo.lo strumento base è l'aerografo o aeropenna, esso è costituito da un corpo in acciaio e di vari componenti avvitati tra loro,anch'essi in acciaio. Il cuore pulsante è un ago lungo quanto la penna stessa ed avvitato alla fine della penna da 2 viti a morsetto che,tirato avanti o indietro dall'azione del grilletto,libera un forellino da cui fuoriesce un getto più o meno consistente di vernice ed aria compressa,questa spillata per gravità o per aspirazione da un serbatoio,a seconda se quest'ultimo è posizionato sopra o sotto la penna.L'aria compressa viene convogliata tramite un tubicino di platica o teflon rinforzato all'interno della cavità dove ha gioco l'ago proveniente da una fonte esterna. Aria+colore=aerografia.
Questo è il funzionamento standard di una penna,ciò non toglie però che qualche ditta abbia brevettato qualche altro sistema.
Le aeropenne si dividono in 4 categorie:serbatoio a gravità o ad aspirazione,ad azione singola o a doppia azione.Il funzionamento sopra descritto è tipico di una penna ad azione singola,in cui il grilletto ha solo 2 sensi di libertà:indietro o avanti.
Nella penna a doppia azione il grilletto ha 4 libertà:avanti-dietro,maggiore o minore pressione sul grilletto.
Il movimento avanti-indietro da più o meno colore,la pressione più o meno forte sul grilletto da più o meno aria.
Il grilletto in questo caso esercita tramite una molla una pressione variabile sulla valvola dell'aria e tramite un gancio di ritegno ha controllo sull'ago.Questo tipo di aeropenna consente di effettuare lavori di maggiore precisione,è molto più flessibile della prima,utilizzata perlopiù in lavori di copertura,è un utensile completo,per contro è più difficile da usare.
tutte le aeropenne devono essere accuratamente pulite da residui di colore,sciacquate,asciugate tramite scovolini(quelli per pipa,per armi, o quelli "Mentadent",l'importante è che siano delicatamente abrasivi) e riposte nelle apposite scatole perfettamente asciutte.
Prezzi:una aeropenna(Badger,Paasche,Iwata)ad azione singola oscilla dai 90-100€ in su,per una doppia azione l'esborso va da 200€ in poi.
Compressori: ce ne sono sostanzialmente di 2 tipi: a membrana e a bagno d'olio. Il primo utilizza una membrana che muovendosi all'interno di un serbatoio comprime l'aria e la convoglia verso la valvola di uscita.
E' un tipo di compressore economico e limitato a meno di 1 ora di utilizzo,questo perchè la membrana surriscaldandosi lascia fuoriuscire meno aria,fino al blocco e non è quasi mai dotato di filtri anticondensa.
Il secondo,più professionale,consta di un pistone in un bagno d'olio che comprime l'aria in un serbatoio e tramite alcuni filtri(anti vapore d'olio e condensa)la spinge verso la valvola.Entrambi i modelli sono dotati di un manometro,raccordi per una o più tubi d'aria,il modello a pistone consente un utilizzo ininterrotto a pressione invariata,è di facile manutenzione,è silenziosissimo,per contro è molto costoso,può partire da un minimo di 300€ circa,mentre l'altro a membrana,non so,probabilmente lo potete trovare a meno di 100€.Purtroppo i costi sono questi,a meno che non siate bravi in bricolage e trovate i pezzi necessari per farvi un compressore da soli(qualcuno nei forum d'earografia ha postato un progetto per un compressore fatto in casa:se avete un frigo da buttare provateci) .
Veniamo alla pratica.Per realizzare una uniforme e coprente livrea bisogna imparare ad equilibrare i seguenti parametri:
1-viscosità della vernice;
2-pressione dell'aria;
3-distanza dalla superficie;
4-potere coprente della stessa.
Sembrerebbe complicato,in realtà lo è un pochino,all'inizio,ma basta come al solito un pò di esercizio che questi calcoli diventano automatici,un pò come partire in salita con l'auto o farsi affumicare dagli scarichi del leader.
Consiglione:prima di rovinare il vostro modello in trepidante attesa di una omogenea livrea provate a calibrare questi parametri su un modello cavia.Alla fine,quando avrete corretto tutto,procedete.
Raccomandazione: spruzzare vernice senza maschera vi fa male: ATTREZZATEVI!
Viscosità della vernice. Attenzione a questa variabile! Una vernice troppo diluita rischia di colare e sono guai: in questo caso non c'è mascheratura che tenga,l'unica cosa da fare è aspettare l'essiccazione e riparare (potete sverniciare tranquillamente un pezzo o tutto il modello immergendolo nel liquido per i freni: dopo un giorno vedrete che la vernice salta via a pezzi. Ripescate il modello lavatalo perbene e riprovate).
Generalmente le vernici opache vengono diluite meno di quelle lucide, diciamo un 30% le lucide e un 20% le opache, ma molto dipende dalla stato di conservazione del colore,dalla marca e dal potere coprente che si vuole ottenere e poi queste percentuali sono molto a occhio: giusto per darvi un orientamento di massima il colore nella boccetta deve lasciare un alone sulla superficie simile a quello che lascia il latte in un bicchiere.
La vernice quindi deve scivolare abbastanza velocemente ma deve lasciare un ombra.
Prendete nota anche dell'alone lasciato dalla vernice:deve essere uniforme,potrebbero essere presenti dei piccoli grumi o peggio scaglie di vernice secca che occluderebbero il foro della duse.
Pressione dell'aria. Una volta caricato l'aerografo e fatte le dovute prove,stabilite la pressione d'esercizio. Per lavori di normale copertura puntatela a 1,5atm. pressappoco,l'importante è che il soffio d'aria investa la superficie da dipingere quando ha ancora una certa forza,pericoloso infatti sarebbe se,aerografando al limite del raggio di copertura,la vernice arrivasse per gravità: potremmo,in questo caso provocare una superficie detta "a buccia d'arancia", granulosa e antiestetica.
Per farla breve la pressione dell'aria deve essere direttamente proporzionale alla distanza dalla superficie:+distanza +aria.
Potere coprente. Questa è semplice. Da sempre si consiglia di adoperare più mani,almeno un paio,leggere al posto di una sola pesante:è più sicuro e non nasconde i particolari sulla plastica.
Ultimi consigli. Tenete sempre in movimento l'aeropenna carica, così facendo evitate la separazione diluente/vernice e ritardate l'evaporazione del diluente, anzi con le vernici acriliche non perdete tempo: spruzzate e pulite l'aeropenna,sono ad essiccazione quasi istantanea!
Iniziate a spruzzare FUORI dal modello e finite FUORI il modello, eviterete così di interrompere il flusso d'aria quando ancora siete sul pezzo.
Tenete il polso FERMO, abituatevi a muovere TUTTO l'avambraccio, così facendo manterrete sempre una distanza costante dal modello, diversamente dall'errore comune di muovere solo il polso, effettuando così un arco e avvicinando e allontanando il getto e causando colature o altri casini.
Aerografate prima le tinte chiare poi quelle più scure: avrete meno problemi di copertura (anche se qualcuno fa l'esatto contrario per la stessa ragione, boh fate voi, io ho fatto sempre nel primo modo..).
Sarebbe molto desiderabile, prima di spruzzare una vernice qualunque,aerografare tutto il modello con una mano di primer grigio neutro opaco (uno Sky Gray Tamiya,per esempio o simile), questo per 2 ragioni: la prima è per dare più aggrappante alle vernici, la seconda è per controllare la superficie in cerca di qualche errore di assemblaggio.
EVITATE come la peste di toccare il modello durante e dopo la verniciatura: scordatevi di toccare per vedere se è asciutto!
In genere,con una buona aerazione,il modello asciuga completamente in un giorno,ma diffidate dal toccarlo: usate i guanti oppure attendete il trasparente, alquanto indifferente ai polpastrelli.
Una volta terminata la sessione di aerografia stivate il vostro modello in uno scatolo o sotto un foglio di plastica,prendendolo da zone preventivamente calcolate, in modo da preservarlo dalla polvere.
Per riprodurre sbavature,fumi di scarico e piccoli particolari caricate il serbatorio con una vernice al 50%, chiudete quasi l'aeropenna,tenete a basso regime il compressore (1 atm o meno) e avvicinatevi alla superficie:spruzzate con calma ma non fermatevi, potete sfumare maggiormente allontanandovi un pò e di cinseguenza stoppare il soffio d'aria.
Lo stesso vale, più o meno,per le"amebe", "serpentelli" o sol levanti livree, provate e provate.
Mi pare di aver detto tutto: mi sono fatto fatto una spremuta di cervello a scrivervi tutto questo! ;)
 

fran65

Membro attivo
...Emanuele, io sono senza parole, anche perchè con tutto quello che hai scritto sarebbero superflue!:p Grandioso!
Ti chiedo solo, sempre che non mi sfugga quelche post se puoi elencare qualche negozio in cui, oltre ai modelli, si trovino le attrezzature.
Grazie!:)
 
E

Emanuele

Ciao Francesco,
beh per le attrezzature di uso generico (pinzette, spatoline, lime, taglierini, acquaragia, bisturi, stuzzicadenti, cotton-fioc, nastri di carta, le prime cose che mi vengono in mente) sinora ho sempre cercato di rivolgermi a negozi non di modellismo (in quanto i prezzi sono abbastanza alti), vedi ferramente, bricolage, cartolibrerie.
Certo, per strumenti espressamente dedicati al modellismo (in primis colle, vernici e diluenti dedicati) occorre rivolgersi a negozi specializzati. Certamente è una buona idea anche guardare su internet (vedi topic apposito), casomai facendo una buona spesa per giustificare le spese di spedizione. Pensa che io sto aspettando di avere un pò di cose da comprare per poter acquistare delle dime. Su internet le ho trovate a 10€, il negozio dove mi rifornisco di solito me le vende a 21€, ma prima le deve ordinare e devo lasciare una caparra di almeno 5€... :mad:

PS: la guida non l'ho scritta io ma un utente di un altro forum con nickname semtek. Purtroppo non so il vero nome, spero di contattarlo e chiederglielo. Io non ne avrei le capacità e il tempo, ho solo inserito qualche commento.
 
E

Emanuele

Fede in teoria la guida è completata, volevo solo chiedere a Paolo Maglio se posso aggiungere qualche suo mini-tutorial fatto su un altro sito. Stay tuned next week e buon fine settimana! ;)
 
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