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Vecchio 06-12-2007, 09.35.11   5 links from elsewhere to this Post. Click to view. #1 (permalink)
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Predefinito Guida pratica al plastimodellismo

Testo e foto by Semtex
Tutto ciò che è scritto in corsivo invece e con ",ndr" alla fine l'ho riportato io (Emanuele) e sono mie impressioni, per cui nulla toglie che siano anche boiate!

Prima di tutto occorre scegliere il kit e la scala per il Vs primo modello.
Qui si aprirebbe una furiosa battaglia di ditte, prezzi, box art, decals, impossibile da dafinire in questa sede per bene.
Purtroppo in questo campo gioca molto l'esperienza (kit riciclati, stampi vecchi e usurati, ditte in crisi, ditte rampanti ma alla prima esperienza, ditte storiche, blasonate, ne troviamo per tutti i gusti). Potrei solo dire che di massima un kit in 1/72, scala che consiglio ai neofiti, non dovrebbe costare più di 20€ (tralasciando i kit "potenziati" con resine fotoincisioni,metallo bianco,etc.) e che molto dipende dal soggetto da riprodurre.
Questo perchè alcune ditte hanno prodotto stampi master di kit perfetti su cui hanno basato la loro bilancia commerciale, magari facendio riflettere questa aura di perfezione su altri stampi tuttaltro che perfetti.
Ecco perchè prima di procedere all'acquisto bisogna cercare la ditta che che produce il Vs soggetto al miglior rapporto qualità/costo.
Difficile? No, la soluzione più immediata sarebbe frequentare di persona (chi ha la possibilità) un buon negozio di modellismo: potrete, col permesso del negoziante, "visitare" molte scatole di montaggio, giusto per farvi un'idea dello stampo, delle decals e degli eventuali ammennicoli "extra parts" a corredo, altrimenti fatevi dare qualche consiglio, (anche via web, ormai esistono tantissimi siti e forum, ndr) oppure iniziate anche voi il viatico di ogni modellista di rispetto:accumulare scatole!
Effettuato l'acquisto iniziate un altro importante (e istruttivo) viaggio: la ricerca storiografica. Il nostro è un hobby "dotto", perchè induce inconsapevolmente allo studio: ogni modello infatti è incastonato come una pietra preziosa nella sua epoca, racconta di uomini di sacrifici e di passioni, fa rivivere nelle sue forme il progresso della tecnologia (non della civiltà: fin quando sulla terra esisterà una sola arma non ci saremo mai distaccati dal buio delle nostre origini).
Ormai su internet c'è tutto (quanti soldi spesi nei manuali: Verlinden, Squadron, Concord, PKL,... ), fatevi un bel "trip" sulla rete e troverete persino le mutande usate dal pilota!
A questo punto, con una directory piena di foto, si inizia davvero!
Prima di iniziare a staccare pezzi (e a perderli) prendete le stampate e immergete nell'acqua con 2 gocce di sapone per piatti.
Questo procedimento elimina i residui di grasso dello stampaggio (viene spennellata una certa dose di grasso sulla lastra di stirene prima di essere pressata e fusa negli stampi) ed evita problemi di fissaggio della vernice. Lasciate asciugare in un posto tranquillo (occhio agli animali domestici e alle indaffarate donne di casa..).
Fatto ciò prendete le istruzioni e fate una fotocopia ingrandita del trittico che quasi sempre trovate all'ultima pagina.
Motivo? E' una specie di campo di "battaglia" dove trascriverete tutte le vostre noticine, errori da correggere, parti da stuccare, avvisi vari, riferimenti a foto e libri visti, etc. Tenetelo a vista (piegato serve a poco).
Giusto perchè abbiamo parlato delle donne di casa, chiariamo quest'argomento: non dovete andare in giro per casa a cercare forbicine o rubravi la pinzette per le ciglia, compratevele!
Ci sono naturalmente attrezzi professionali che costano un occhio, ma in questo viaggetto faremo uso di attreezi di uso comune, per cui prendete nota:
-una pinzetta (non troppo piccola e a punte dritte);
-una boccetta di colla per STIRENE o PLASTIMODELLISMO (qua occorre sborsare un eurozzo in più della "UHU", "COCCOINA", "SUPERGLUE" anonima: prendete solo se scritto quanto riportato, è importante, la colla per modellismo fonde leggermente le parti per cui il fissaggio prima è chimico, poi sfumato il solvente diventa meccanico: le 2 parti sono saldate a vita, si spera);
-carta abrasiva lavabile di varia grana (600-800-1000-1400-2000 le più usate, ndr);
-forbici;
-cutter;
-stuzzicadenti;
-pennelli (altra battaglia:spendete un pò e comprateli di setola animale, ne bastano un paio a punta e un paio a scalpell, ma sull'argomento torneremo);
-stucco per PLASTIMODELLISMO (quello per l'edilizia non va bene..);
-nastro per carrozzieri (in cartoleria, non dal carrozziere..). (meglio quello plastificato che quello solo di carta, ndr)
- consiglio anche i quadretti di carta vetrata. Si tratta di parallelepipedi di gomma piuma ricoperta con carta vetrata di varie misure. Data la forma si riesce carteggiare anche nei punti più difficili, ndr
E STOP!
Fine prima parte.
..A dire il vero non è proprio finita. Questo è quanto un modellista "light" dovrebbe fare. Il modellista con maggiore esperienza (e magari con una mostra da vincere) invece si allontana un attimo dall'assemblaggio oramai prossimo e stacca dallo sprue i pezzi componenti la fusoliera, prende tutti i disegni reperiti e CONFRONTA palmo a palmo tutti i pannelli, portelli, alette, strumenti (non parliamo del cockpit!) insomma tutta la fusoliera alla ricerca del particolare mancante, del martinetto inesistente (famosi da una casa come l'Hasegawa gli attuatori dei flap dello Ju-87 1/48 costituiti da un solo triangolo pieno di stirene, pergiunta già stampati sul flap, cosa che nemmeno la Airfix si era permessa di fare 30 anni prima e questo per una cifra poco sotto le 50€!).
Va da sè che non bisogna confondersi con le versioni dello stesso soggetto, anzi occhio perchè proprio le case produttrici molto spesso fanno confusione (a volte voluta, per non creare troppi master differenti tra loro a volte, se sono coscienziosi, avvertono sul foglio istruzioni di chiudere quel portello o stuccare quella presa, peccati veniali, ma ci sono stati casi noti nel modellismo che sono passati alla storia: quasi tutte le case hanno commercializzato gli stampi per l'F-15D tacciandolo per un "E", solo la REVELL e la TAMIYA hanno fatto le brave-e che brave!).
A questo punto si assemblano i pezzi principali del modello con un pò di nastro e si procede al controllo delle dimensioni (a volte capita che il modello difetti o sia abbondante di forme e dimensioni, tralascio questa parte perchè è piuttosto laboriosa, ma ci torneremo se vi interessa) e si segnano sulla fotocopia le eventuali correzioni. I pezzi staccati vengno cancellati dalle istruzioni e in caso di confusione vengono trascritti i numeri con un pennarello indelebile su una parte non in vista (ah, procuratevi qualche scatola per camicie, scarpe, vi servirà da magazzino).
__________________
Ciao!
Emanuele


Ultima modifica di Emanuele : 06-12-2007 alle ore 15.02.26.
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Vecchio 06-12-2007, 09.43.11   #2 (permalink)
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Parte seconda: "Primi assemblaggi".
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Sono un aeromodellista, non me ne vogliano quindi i "carristi" (per i "navisti" si parte obbligatoriamente dallo scafo) o i "dioramisti" se mi riferisco, in queste righe, solo ai kit di aerei, ho costruito solo quelli o quasi.
Allora, partiamo dal cockpit, che per quanto possa essere stremenzito gioca una parte fondamentale nella buona riuscita del tutto.
C'è da dire che ben poche case danno cockpit completi in 1/72, mentre in altre scale la concorrenza si fa più agguerrita (HASEGAWA, TAMIYA, REVELL, MONOGRAM, TRUMPETER, qualche stampo FUJIMI, tanto per citare le migliori, in scala da un quarto di pollice, la 1/48 o la 1/32, sfornano cockpit da sbavare, un pò di dettaglio qua e la e il gioco è fatto. La ITALERI si difende discretamente, con poche eccezioni, ma siamo lontanissimi), comunque vediamo come tirare su un discreto cockpit in 1/72, poi in appendice parleremo di quelli "big", Slurpp!!
Primo ostacolo: il pannello strumenti.
Se va bene vengono accennati microscopici rilievi, altrimenti c'è una misera decal a completarlo...troppo poco.
Assemblate "a secco" (cioè senza uso di colla) le parti principali dell'abitacolo, pavimento, pannello e paratia posteriore e inseritele nelle 2 semifusoliere (a PROPOSITO: capita spesso che 2 parti, ali o fusoliera, non combacino alla perfezione, siano svergolate, storte. Non pensate di piegarle con le mani: le spezzereste oppure peggiorereste la situazione! Il materiale usato per i kit, lo stirene, non è uguale per tutte le ditte, alcune producono uno stirene molle ed elastico, altre vetroso e duro, a mio avviso il migliore per inciso e spigoli, appuntiti e netti, anche se di complicato maneggio. Immergete la parte da correggere in acqua bollente, tenetecela per un minuto e poi, delicatamente, piegatela fino a raggiungere la curvatura desiderata), controllate quindi se le singole parte combacino alla perfezione.
Questo primo assemblaggio ha anche un'altra ragione: vi suggerisce lo spazio a disposizione per i pesi. (questa appena descritta è comunque un'operazione un pò laboriosa, soprattutto per chi è alle prime armi, io consiglio, quando dovranno essere incollate, di tenerle le parti ben serrate tra loro con elastici, nastro di carta, mollette per almeno 3-4 giorni, ndr).
Gli aeroplani a carrello triciclo devono purtroppo essere appesantiti verso il muso per evitare di vederli in bilico o irrimediabilemte seduti di poppa. Per i jet c'è il comodo radome da riempire, più una porzione immediatamente posteriore.
Usate, consiglio, le sferette dei cuscinetti a sfera di varie dimensioni o altro che vi capita a tiro (pesi da pesca, ndr), fissate con cianoacrilato e riempite con cera fusa (se potete, fatevi una bella scorta di sferette: vengono inserite nelle boccette di colore per favorire la miscelazione). Adesso introduco un nuovo strumento che, badate, non è essenziale, ma costituisce il primo gradino per l'autocostruzione: i fogli di stirene.
Vengono venduti in buste nei negozi di modellismo e non sono altro che fogli di stirene bianco di vario spessore e profilo.
Con questi potrete ricostruire in scala: alette missili, antenne varie, pinne caudali, pannelli, interi pavimenti, seggiolini, di tutto
(chi riesce a destreggiarsi nell'uso di questo materiale può davvero fare a meno delle scatole di montaggio: un vero maestro, come il Signor Barbieri -mi sfugge il nome- costruisce da tempo aerei della 2GM in scala 1/20, 1/15 utilizzando sopratutto questo prodotto, fantastici!).
Bene, con un foglio si stirene da 0,25, se il cockpit da kit non vi soddisfa, prendete bene le misure e iniziate a tagliare (lame molto affilate e polso fermo): prima il pavimento, prova a secco, ok?, avanti con la paratia posteriore e così via.
Adesso focalizziamo l'attenzione sul pannello strumenti. Foto alla mano notiamo che di rado è piatto e liscio, presenta strumenti con cornici, altri sono più sporgenti.
Con molta pazienza (e fissando il pannello su un pezzo di nastro feltrato rivolto all'insù su un cartoncino) coloriamolo con la sua tinta e operiamo come segue:
- se il pannello è in rilievo (poco probabile) applichiamo una leggera mano di fondo, poi con un pennarello nero a punta fine
(altro elemento molto importante per il dettaglio: ho trovato alcuni pennarelli con punta 005 in cartoleria: ottimi per i dettagli minimi come le rivettature) contorniamo le cornici degli strumenti e ritocchiamo alla fine con precisi tocchi di pennello.
Prendiamo un pennello economico, ne tagliamo la setola per circa il 60/70% ed intingiamolo nel bianco, asportiamo la maggior parte del pigmento con uno straccio ed iniziamo a ripassare delicatamente i rilievi: se abbiamo operato bene compariranno dal fondo nero le lancette e i bordi, se fate qualche sbavatura ripennellate col nero e riprovate (ecco perchè il colore di fondo deve essere leggero, non coprirete i particolari con la vernice).
Questa tecnica è chiamata"DRYBRUSHING" o "PENNELLO ASCIUTTO".
- se il pannello è piatto ma avete a disposizione una bella decal fate così: osservando sempre le foto in possesso e ritenendo corretta la disposizione degli strumenti, ritagliate con precisi incisioni di cutter le varie sezioni della decal (i pannelli strumenti hanno quasi sempre una disposizione logica ed ordinata di strumenti, navigazione a sin, motore/i a dx, ADI al centro etc..).
Prendete il pannello strumenti del kit e incollate su di esso pezzettini di stirene profilato da 0.25 o meno delle stesse dimensioni dei pezzettini di decal che avete ritagliato. Alla fine incollate le decals direttamente, senza levarle dal supporto: avrete così un piacevole effetto di "movimento". Completate con piccoli tocchi di colore rosso nelle zone "calde" degli strumenti, giallo per qualche warning, un pezzettino di carta messo a casaccio su una consolle (per nascondere magari qualche errore..) per imitare una cartina, qualche filo di SPRUE FILATO A CALDO (continuate ancora a buttare lo sprue delle stampate? ERRORE! Quelle più diritte servono per molti usi il primo dei quali è questo: prendete una candela e avvicinate alla fiamma un pezzetto di sprue. Dopo qualche secondo esso comincerà a diventare molle: è il omento di allungarlo finchè è caldo!Avrete così un lungo filo di plastica multiuso: switch, tubazioni varie nei vani carrelli-a dire la verità va meglio il rame scaldato per questi, luci varie se lo sprue è trasparente, fate voi!!) per irazzi del seggiolino (altro elemento da dettagliare a volontà), la MANETTA motore a sin o una cloche bitorzoluta, gli attuatori dei pedali sotto li pannello strumenti, visibilissimi...
Per chi vuole spendere unpò di euri in più e ha un polso fermo potrebbe iniziare ad usare un altro spettacolare mezzo di dettaglio: LE FOTOINCISIONI.
Sono dei floglietti metallici ove sono state riprodotte con precisione svizzera tutto quanto serve per il superdettaglio. Per farvi un'idea andate sempre dal Vs negoziante oppure visitate i negozi online. Lì spesso si pubblicano le foto di queste piastrine (le migliori ditte sono dell'Est): BINGO!!!
In caso di necessità e con i dovuti accorgimenti di scala potete "rubare" questa foto e traslarla, almeno per quanto rigurda il pannello strumenti, sullo stirene, pochi forellini di TRAPANINO (altro strumento del modellista, come vedete la famiglia cresce, ma siamo già in area avanzata), quattro colpi di cutter (sempre affilatissimo) e oplà, avrete la Vs fotoincisione amatoriale!
Come si usa una fotoincisione? Dipingete con comodo la parte da tagliare (la EDUARD per prima e poi le altre, fornisce anche un foglietto tipo negativo fotografico dove sono riprodotti gli strumenti, lo tagliate e lo incollate SENZA ESAGERARE con colla vinilica), quando asciutto, fermate la piastrina con un pò di nastro (se si piega sono guai) su una superficie rigida e tagliate con un colpo netto e il più possibile vicino al bordo, limate con carta (occhio alla vernice), ritoccate ed incollate con cianoacrilato "riposato" su un tappo o altro (il comune ATTACK appena deposto rilascia fumi che possono "imbiancare"il pezzo: lasciatelo riposare qualche secondo). ATTENZIONE AL CIANOACRILATO: applicatelo con uno stuzzicadenti spezzato a "L" alla punta, collimate con il negativo, applicate, lasciate asciugare, completate con un pò di drybrushing, ritocchi di colore, riempite i fori degli strumenti con trasparente lucido o CLEARFIX HUMBROL o altro, è lo stesso.
Lo stesso vale per il proiettore dell'HUD.
Bene! Fine seconda parte.
__________________
Ciao!
Emanuele


Ultima modifica di Emanuele : 06-12-2007 alle ore 15.03.47.
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Vecchio 06-12-2007, 12.00.14   #3 (permalink)
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Parte terza: un pò di attrezzi

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da sinistra verso destra:
-limette di varie forme e misure;
-colla per stirene con dosatore ad ago;
-lucidante Tamiya(eccezionale);
-fogli e listelli di stirene di varia misura;
-nastro Tamiya;
-Olfa compass cutter(serve a fare tagli circolari);
-"ragno"con morsetta;
-pinzette e tronchesi varie.



Vari additivi tra cui una boccetta di acetone(in farmacia,quello per le unghie fa schifo),polvere metallizzante SNJ(miracolosa),Maskol Humbrol(mascherature varie,forma una pellicola gommosa)e poi vari diluenti tra cui alcool puro(per dolci),diluente per acrilici e non,altre boccette della americana Microscale per il trattamento delle decal(Microset e microsol)



Attrezzatura speciale:
-"Frisket"(carta adesiva trasparente,lavori di mascheratura fine);
-frese,punte e altri accessori per il trapano(non ho messo il trapano,scusate..);
-pasta abrasiva per auto(questa è di grana medio/fine,esiste un'altra pasta della Arexons adatta per le rifiniture e la lucidatura,altra cosa che ho dimenticato);
-lame varie per i coltelli con mandrino e vite della maricana Exacto;
-all'estrema destra uno "scriber"per le reincisioni



a sinistra in alto una Fustellatrice(ne parleremo più avanti,adesso non serve),a seguire due set di dime Verlinden 1/48 e 1/72 per incisioni,a destra alcuni folgi di acetato per termoformatura.
E la trielina?
L'ho mesa nella foto per ricordarmi di parlarne successivamente.
__________________
Ciao!
Emanuele


Ultima modifica di Emanuele : 06-12-2007 alle ore 14.54.17.
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Vecchio 06-12-2007, 14.58.38   #4 (permalink)
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Parte quarta: Stuccaggio e preparazione alla verniciatura.

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Bene, l'argomento sembrerebbe dei più banali, invece è il più (per me) delicato, perchè permette, superato brillantemente, di avere
risultati ottimali nella fase successiva.
Tenete conto che in questa fase possono essere corretti difettucci di assemblaggio, solchi e graffi vari, ma è l'ultima spiaggia, nel senso che potrete comunque a modello quasi ultimato correggere in extremis qualcosa, ma il risultato non è garantito o quantomeno dovrete sudare le famose sette camicie.
Innanzitutto prendete una matita e iniziate a segnare tutte le parti bisognose di stuccatura tenendo sempre a portata visiva la famosa fotocopia di cui sopra per eventuali note da seguire.
Aprite il tubetto dello stucco (preferisco di gran lunga il MOLAK,molto morbido e resistente e sopratutto facile da trovare) e ne versate un pò in una tazzina da caffè aggiungendo 2 o 3 gocce di ACETONE. (io preferisco non utilizzare l'acetone in quanto rende lo stucco più "secco" ed è facile, durante la carteggiatura che questo si distacchi dalla plastica, ndr)
Apro parentesi: l'acetone che le Vs donne usano per i loro "ritocchi" non va bene, è in realtà una miscela di altra roba e non lega completamente con lo stucco, lasciando uno strato oleoso superficiale.
Consiglio (ed uso) invece l'acetone puro venduto tranquillamente in farmacia, anzi dato che state andando prendetevi anche dei guanti di cotone (serviranno per maneggiare il pezzo verniciato) e un bisturi (tranquilli, fate gli gnorri dite che vi servono per il modellismo, vi crederanno sicuramente.. ), spesa totale max. 10€.
Adesso prendete un pezzo di sprue e dopo aver aver versato l'acetone iniziate a miscelare.
Un passo indietro. Dopo aver individuato le parti da stuccare iniziate a delimitare la zona con del nastor feltrato lasciando un 2 o 3 mm. di margine. Ok, prendete un pennello, economico e da usare da adessso solo per lo stucco e stuccate. (se usate lo stucco senza diluirlo con l'acetone meglio utilizzare una piccola spatolina, ndr)
Dato che il normale stucco tende a ridurre di volume durante l'asciugatura date una mano generosa (ma no troppo!!).
Lasciare asciugare (cioè lasciate che il solvente dello stucco e l'acetone evaporino) per circa un paio di orette.
Nel mentre che lo stucco testurizza parliamo di altri stucchi professionali: il milliput, la colla epossidica bicomponente, l'Attack e gli smalti. Per stuccare?? Certamente, vediamo il loro utilizzo.
Milliput.
Generalmente lo stucco "normale" svolge egregiamente il suo dovere, ma a volte servono le maniere forti oppure c'è da ricostruire, che so, il cuscino di un seggiolino eiettabile, il telo che copriva l'accesso al posteriore del pannello strumenti (negli anni passati decine di aerei usavano questo trucco, tipo F-104, Super Etendard, F-14, Mirage vari, etc, anzi a volte non veniva nemmeno applicato o copriva solo parzialmente la selva di cavi, connettori, tubi che partivano dal fondo degli strumenti, una vero paradiso per un assatanato di "dettaglio" anche se viene meglio con la lamina di piombo, mah..). Insomma un potente mezzo per riprodurre parti complesse.
L'utilizzo è abbastanza semplice anche se bisogna prendere alcune precauzioni.
Esistono in commercio vari tipi di milliput, ma dato che il nostro è un utilizzo alquanto blando (è invece molto usato nei diorami e nei figurini)consiglio il "Silver gray".
Indossiamo un paio di guanti in lattice e tagliamo due pezzi di ugual misura delle 2 barrette di stucco.
Bagniamo le dita in un pò d'acqua e inziamo a miscelare (se è troppo duro mettiamolo in una tazzina a lavoriamolo con una spatolina): quando i 2 pezzi saranno perfettamente miscelati (il colore non deve avere venature) possiamo stenderlo, modellarlo come il das (occhio che è irritante, quindi se proprio non potete fare a meno di toccarlo con le mani sciacquatele abbondantemente e velocemente, avvisati!).
Indurisce in 3 0 4 ore (se lo avete lavorato bene), poi potrete lisciarlo, picconarlo, trapanarlo, verniciarlo, non ci sono problemi.
Colla epossidica.
Di utilizzo più "mirato", è infatti usata per incollare/stuccare/imitare parti trasparenti.
Anche questa è irritante, oltretutto puzza di pesce..
All'inizio la usavo solo per incollare il parabrezza degli aerei (ottimo però anche il Kristal Kleer,vedi foto), poi ho avuto un fortunato incontro con un numero di Model time.
Luci di posizione alari. Farle solo con la pittura? Naaa, forse forse (ma non cambio idea) va bene per gli aerei moderni, dove tutta la calotta esterna della luce è di quel colore, ma per gli aerei della 2°GM che avevano la calotta trasparente e solo la luce colorata?? Con una buona limetta a sez. triangolare ricavate lo scasso della luce, turate eventuali buchi con attack.
Prendete un tappo e versate uguali quantità del contenuto dei 2 tubetti e miscelate con uno stuzzicadenti.
Fate riposare il collante per circa una mezzoretta (deve indurire un pò, per fargli mentenere la forma, ma non aspettate troppo) dopodichè iniziate ad applicarlo nello scasso della luce facendo attenzione a non debordare (anche se un pò abbondante non fa nulla, basta che stia nell'incavo). Dimenticate la zona per circa un giorno e mezzo (al limite, nelle prime ore rigirate la parte al contrario, serve per non far prendere strane forme al collante).
adesso prendete un cutter affilato e iniziate a "sbucciare" il collante ormai indurito per dargli la giusta forma.
Rifinite con carta abrasiva fine e pasta lucidante. Aggiungete del colore trasparente (Gunze o colori per i vetri, "Colorglass", ottimi ed economici).
Attack.
E' il mio collante/stucco preferito, anzi lo uso quasi in tutto.
La "morte sua" sono i piccoli solchi: una generosa goccia, attenzione alle mani, soffiateci un pò per accelerare l'asciugatura (anche per il cianoacrilato esistono marche varie. Ho usato per un certo periodo dell'Attak americano a vari tempi di asciugatura, rosa o verde, la marca me la sono scordata, ma costava un occhio e non riuscivo mai a usarlo più del 50%, seccava senza ritegno nella boccetta. Adesso uso il normale Attack per incollaggi standard e il gel per quelli ritardati. Ritardati? Sono tutti quegli incollaggi necessariamente tenaci, quindi da fare col "ciano", ma che hanno bisogno di una aggiustatina rapida prima di lasciarli in sede, vedi regolazione sugli assi dei carrelli) e il gioco è fatto..
Vernici.
Anche le vernici possono essere usate per stuccare, laddove un intervento con lo stucco risulterebbe eccessivo. Si usa lo smalto, opaco o lucido non importa, purchè grigio, abbastanza denso. Lo si spennella nel solco più per ammorbidire che per colmare, aspettando l'asciugatura, tra una mano e la successiva. In questo caso occorre saper giudicare la necessità dell'intervento, potreste fare più danno che altro. Alla fine si carteggia leggermente il bordo della macchia di vernice per ridurre l'eventuale bordo.
Torniamo al modello, lo stucco finalmente è asciutto.
Ora, senza togliere il nastro iniziamo a carteggiare senza bagnare con una grana media, 600 va bene, altrimenti 400 ma adagio.
adesso leviamo il nastro e bagniamo un pezzo di grana 800, occhio al negativo circostante.
Terminiamo con grana 1200 e 1600.
Prima di cantare vittoria prendiamo un pennarello indelebile nero e coloriamo la parte stuccata: in controluce potremo controllare se bisogna continuare a carteggiare oppure se il solco e lo stucco sono scomparsi (lo stesso vale per ogni tipo di stucco usato, milliput o attack).
A stuccatura ultimata ripassiamo leggermente sullo stucco lo scriber per riscrivere i pannelli perduti.
Alla fine di questa lunga sessione con un lembo di straccio imbevuto d'acqua laviamo la superficie del modello, la asciughiamo sempre nello stesso verso (sfregando la plastica potremmo elettrizzarla e renderla ottima come deposito per la polvere) ed inziamo a mascherare il canopy chiuso, il parabrezza, prese d'aria e altro per un'altra sessione: la verniciatura.
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Emanuele

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Parte quinta: verniciatura

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In questa fase finalmente cominciamo a scorgere le fattezze del nostro modello e la bontà del nostro assemblaggio.
Va precisato subito che i modellisti con trascorsi "artistici" hanno un buon vantaggio rispetto agli altri, soprattutto nella fase di invecchiamento e nella resa cromatica generale, ma andiamo con ordine.
In questa guida di tanto in tanto, come avete letto, abbiamo "presentato" attrezzi nuovi, non sempre economici, a volte essenziali, capaci di coadiuvare il lavoro del modellista e facilitarne i risultati.
Purtroppo nella verniciatura mezzi economici per un risultato ottimale non esistono: il pennello non può, specialmente in modelli di cospicue dimensioni, sostituire l'aerografo e il compressore.
Va detto altresì che questi mezzi rappresentano l'esborso più oneroso in assoluto per un modellista in erba, ma rappresentano indiscutibilmente una dotazione importante, essenziale e altamente professionale.
In commercio esistono compressori ed aeropenne per tutte le tasche e gli utilizzi ma il loro prezzo purtroppo parte da una base di 50€ per un aerografo "scolastico" e di almeno 80€ per un mediocre compressore.
Comunque, anche se caldamente consigliati, continuiamo ad usare il nostro vecchio pennello, riservandoci di trattare l'argomento aerografia in un capitolo a parte.
Finito di asciugare il modellino con uno straccio pulito prevvediamo a mascherare tutte le parti non interessate dalla vernice usando il nastro di carta oppure, per canopy e zone un pò ricurve, il nastro Tamiya (o Tesa, ndr), più sottile ed efficace (possiamo mascherare anche con il Maskol soprattutto le parti trasparenti, dovete fare solo attenzione a non debordare e a lasciare seccare il pigmento prima di veriniciare). Per prima cosa adoperiamo un pennello a spatola di setola di martora (o bue, ndr), morbido e di lunga durata, non senza però aver prima agitato per bene la boccetta del colore (si possono usare anche pezzi di sprue per mescolare bene il pigmento, ndr).
Mescolare bene il colore è capitale per la pittura a pennello: una vernice non miscelata a dovere cambia completamente tonalità sulla plastica, asciuga lentamente, si stende a fatica, non copre, costringe a sovrapporre più mani, con disastrosi effetti di striature e ispessimenti.
Uno dei primi consigli che si da al modellista è quello di usare sempre il diluente della stessa marca dei colori in uso, per facilitare la stesura ovviamente, cosa che consiglio anch'io, ma col pennello possiamo usare anche l'acqua ragia.
Diluente dal forte odore canforato ed oltretutto, come tutte le vernici, potenzialmente tossica per inalazione, serve sia per stemperare che per sciacquare i pennelli, ma occorre, per questi ultimi, provvedere a sciacquarli in acqua pulita per evitare la corrosione delle setole (per le vernici a smalto l'operazione di risciacquo con acqua fatela alla fine della giornata: rischiate di usare il pennello ancora umido d'acqua con altra vernice a smalto, provocando fastidiosi scostamenti di pigmento sulla superficie, niente di grave, ma è meglio non rischiare, no?).
Per facilitare la mescola della vernice consiglio di inserire nella boccetta una sferetta di un cuscinetto a sfera.
Nel caso aveste già aperto la boccetta durante la mescolatura avvolgentela in uno straccio, evitando,cosa non rara nei barattolini Humbrol, di spargere vernice dove non serve.
Il colore, una volta aperta la boccetta deve presentarsi di tono uniforme, senza venature più chiare o più scure, senza una patina trasparente in superficie, segno che il colore è vecchio e che ormai il pigmento non lega più col diluente e sopratutto non deve avere un fondo vischioso o addirittura duro, esame da fare con un pezzo di sprue, scandagliando il fondo.
Una volta aperta la boccetta intingiamo il pennello nel diluente, solo la punta, intingiamo nella boccetta e facciamo una prova a secco da un'altra parte: se il pennello scivola senza sforzo e senza lasciare righe è la giusta miscela, potete iniziare a dipingere.
Sarebbe buona norma iniziare con i colori chiari e finire man mano con i colori scuri, in questo modo vi facilitate la linea di demarcazione tra i 2 colori, ma vi sono tesi discordanti in merito.
Quando dovete dipingere una zona demarcata con il nastro non iniziate proprio sul nastro e a pennello carico: provocherete in questo modo la formazione dello SCALINO, flagello di ogni livrea.
Scaricate invece buona parte della vernice nei pressi del bordo del nastro, dipingendo paralleli al nastro, con mano leggera e angolo divergente (in modo da non trovarvi mai ad andare contro il nastro).
Lo stesso vale per il Maskol e in misura molto minore per il Tamiya masking tape il cui spessore è irrisorio.
Altra buona abitudine: controllate sempre le mascherature prima di passarci il pennello:a volte il nastro di carta può staccarsi leggermente e siete fritti! Personalmente prima di una sessine di aerografia perdo 5 minuti a ripassare i bordi del nastro con uno stuzzicadenti.
A volte il nastro feltrato o per carrozzieri che dir si voglia può presentare un potere adesivo eccessivo e lasciare insidiose macchie di collante su una superficie già dipinta o peggio portarsi via qualche crosticina di vernice: in questo caso potete ridurre il potere adesivo del nastro ripassandolo più volte sul palmo della mano.
Molto spesso accade che la demarcazione tra due colori sia sfumata: con l'aerografo è uno scherzo allontanare la mascherina dalla superficie e regolarsi di conseguenza, ma col pennello come si fa?
Il risultato non è uguale all'aerografo (ve l'ho detto, potremmo avvicinarci ma mai uguagliare la pulizia e la leggerezza della pittura ad aerografo), ma il risultato non dispiace.
Dopo aver atteso l'asciugatura dei 2 colori schiariamo il colore più scuro di circa il 10% col bianco e con un pennello a punta e vernice un pò più diluita del solito passiamo lungo il bordo del colore più scuro.
L'effetto c'è e se è fatto bene è anche piacevole.
Finora abbiamo parlato solo di vernici "normali", a smalto o acrilico.
In commercio, per fortuna, vi sono altre vernici, uscite da pochi anni, chiamate "metalizer": contengono, oltre al normale diluente, un pigmento composto da minutissime scaglie di ferro di vario colore.
Queste vernici, date obbligatoriamente ad aerografo (per parti non molto grandi, come per esempio lo scarico di un caccia, io ho usato il pennello anche con colori metal Tamiya e Model Master ed il risultato non è stato malvagio, certo non pensate di colorarci una fusoliera dei caccia anni 50,o anti lampo nucleare, ndr) vengono lucidate con un panno molto morbido, dando un eccezionale effetto Natural metal: col pennello esiste solo la bottiglina della Molak ("Steel"), di uso peraltro assai limitato, quindi se avete un modello Natual m. da riprodurre e non avete aerografo e compressore l'unica cosa è usare un bel 11 o 56 Humbrol (o altri) e destreggiarvi nella "patchwork" (tecnica che consente di differenziare per tono un pannello da un altro e sul NM l'effetto anche se con classici smalti è molto appariscente). Un solo punctum dolens: sono vernici estrememente delicate, non ammettono infatti mascherature e riflettono come uno specchio gli errori di assemblaggio.
Le soluzioni quindi sono 2: lucidare la plastica quanto più è possibile in caso di kit assemblato senza intoppi, magari anticipando la patchwork, colorando cioè i pannelli prima del metalizer (ci pensertà il metalizer a cambiare tono su questi pannelli) oppue dare una mano di primer grigio e lucidarlo.
Da anni uso un prodotto che ha del miracoloso: è la polvere di metallo sella SNJ (vedi foto), per questa non ci vogliono pennelli, solo un dito e un panno morbido. Intingete un dito nella boccetta di SNJ e passatelo vigorosamente sulla superficie: otterrete già una superficie luccicante, vi tocca solo testurizzare (allineare cioè le scaglie di metallo formando un vero e proprio specchio) con un panno e avrete una superficie da caccia anni 50! Altri rimedi? Pochi altri in verita, la Bare Metal commercializza fogli metallizzati adesivi, li ho usati solo per imitare i pistoni del sistema idaraulico delle gambe del carrello e poco altro.
Windshield: su molti aerei moderni la parte avanti l'HUD è dipinta in un colore antiabbagliante (verde o blu): possiamo imitare l'antiglare dando una leggera mano di trasparente Gunze Sangyo all'INTERNO del parabrezza.
Beh,credo che adesso il modello e bello che dipinto.
Dobbiamo solo dargli un tocco di "vissuto".
Di questo e delle posa delle decal ne parleremo prossimamente.

Noticina a quanto detto precedentemente:macherare senza danni.

Mi sono ricordato due mezzi efficacissimi per mascherare senza nastro(a volte è troppo invasivo)e prima di continuare li aggiungo qui.
Il modellismo è un hobby magnifico perchè si avvale dei mezzi più disparati per ottenere risultati ottimali e questi mezzi provengono dalla vita di tutti i giorni.
Un comodissimo mezzo per mascherare senza nemmeno toccare la plastica,magari già verniciata,è l'uso della pellicola trasparente per alimenti e della carta di alluminio.
Il loro utilizzo è abbastanza intuitivo:si fissa la pellicola o l'alluminio solo con una sottile striscia di nastro facendola debordare solo un pochino,il resto lo si "impacchetta" per un periodo non troppo lungo,potrebbe capitare infatti e specialmente d'estate che la pellicola tenda ad attaccarsi alla vernice,ma non arreca danni,lascia solo un alone lucido.
Alluminio:una volta lo si usava per per riprodurre il Natural Metal,tagliando pezzettini ed incollandoli sulla superficie ancora umida di trasparente lucido.Roba da far venire il mal di testa..
Oggi serve sopratutto per effettuare mascherature volanti sui menzionati colori metalizer.Stesso procedimento della pellicola.
Ovvio che questi sistemi servono anche a crearsi comodi punti di presa del modello senza tuttavia toccare la vernice.
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Vecchio 06-12-2007, 15.52.09   #6 (permalink)
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Lucidatura delle parti trasparenti, ndr

Una tecnica che ho imparato ultimamente e che invece ignoravo completamente è la lucidatura delle plastiche trasparenti, vedi il canopy di un caccia o il parabrezza e finestrini di un elicottero. Lucidare queste parti le rende molto più reali, nasconde piccoli graffi e permette di oscurare la plastica stessa (guardate il canopy degli F16 italiani e capirete di cosa parlo). Come si fà? Ci sono diversi metodi, io però ne conosco solo due. Uno è utilizzare il COMPOUND (Tamiya ma anche altre marche), un altro invece è utilizzare una cera per pavimenti che si vende in America come Future, in UK come Klear e in Francia come Klir. E' un toccasana. Si immerge il canopy in un barattolino con questa cera o li si lascia asciugare per una notte. Vedrete il giorno dopo che lucentezza.
Per rendere il tettuccio fumè (scuro) basta mescolare alla Future un pò di inchiostro nero.
Il problema principale è appunto che qui in Italia non si trova (salvo rare occasioni a mostre o raduni e comunque poi viene venduta a prezzi esorbitanti, anche perchè in America costa proprio poco). Anche comprarla su internet e farsela spedire via aerea non è facile in quanto appunto le confezioni più piccole sono attorno ai 10lt con conseguenti costi alti di spedizione e come sapete ci siano problemi a caricare liquidi sugli aerei. Le uniche soluzioni sono recarsi di persona in questi paesi o tramite un conoscente.

Rileggendo questa guida mi ero dimenticato di dirvi un paio di cose riguardo la lucidatura. Dato appunto che la Future è di difficile reperibilità ci sono altri due espedienti da provare. 1: la Future non è altro che cera per pavimenti... capito? 2, provate a vernice asciutta a ripulire con cura la superficie del vostro modello con uno straccio molto morbido, si otterrà un effetto molto gradevole.
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Ultima modifica di Emanuele : 07-12-2007 alle ore 11.23.31.
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Parte sesta: invecchiamento, sporcatura e decals
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Quante volte abbiamo giudicato dall'auto il possessore?
Non è infatti infondata la diceria secondo la quale, per il gentil sesso, l'auto non solo è un richiamo sessuale maschile ma ne è la sua prediletta dimora e indice della sua indole: profumini, palmarini, scocca brillante, fiancate splendenti, mai un briciola di quei maledetti crackers che le mogli si portano in giro a posto del pranzo, e così via.
Traslando e tagliando il discorso a nostre confacenze si può tranquillamente estrapolare dalla tenuta di un aereo il suo stato di servizio. Un F-16 dei Thunderbirds o un MB339 delle Frecce, per ostentazione di efficienza, simboli patrii di progresso tecnologico e industriale, vanno in giro per il mondo stralucidi di cera.
Allarghiamo un pochino la visuale. Durante alcune esercitazioni nazionali, L'USAF, tra i vari punteggi che assegna ai reparti in lizza, ne assegna uno peraltro molto ambito: il reparto con gli aerei meglio tenuti e col personale più pulito.
E' stata con mia grande ammirazione di professionalità infatti guardare alcune foto di F-15 di un non meglio precisato reparto della ANG con alcuni specialisti letteralmente all'interno delle prese d'aria a lucidarne le pareti.
Ancora. Alcune foto di F-106 Delta Dart mi avevano incuriosito per uno strano lucore sulle ali sia in volo che in hangar: eppure il FS16473 per aerei all'epoca impegnati a spron battuto lungo la costa atlantica all'intercettazione e scorta dei TU-95/142 in rotta verso Cuba, doveva essere molto più opaco. Lo scrittore del bellissimo volume edito da DeA aggiunse che gli aerei in titolo erano brillanti per le continue applicazioni di cera.
Ancora. Lock On n.18 Verlinden (ce l'ho davanti per un riferimento al mio F-14 Tamiya), F-14A VF-11 "Red Rippers", USS Forrestal, fine anni 80. Il caccia è ripreso in primissimo piano di muso. La livrea in FS36375 è completamente ricoperta di zone più chiare, scure, calpestii, segni di manutenzione, i bordi dei pannelli sono sporchi e scuriti dall 'uso, la salsedine ha schiarito e danneggiato la vernice in vaste zone dei serbatoi, tutto lascia pensare ad un utilizzo intenso, lontano da luoghi tranquilli e hangar accoglienti (durante i temporali è consuetudine ancorare sul ponte delle portaerei tutti lgi aerei possibili per lavarli sotto l'acqua piovana).
Questo verboso panegirico ha l'unica intenzione di esaltare l'importante enunciato di cui sopra ed è importante anche per riuscire a guardare con occhio critico e attento le varie zone di stress della livrea.
Ciò però non vuol dire che aerei usati nelle pattuglie acrobatiche siano candidi come bucato.
L'invecchiamento nel plastimodellismo ha doppia funzione: rendere il modello più realistico, eliminando quell'aria da giocattolo e donare alle sue forme corposità e profondità cromatica.
Prendiamo in esame le gambe dei carrelli: sono generalmente dipinte di bianco (più raramente alluminio) e presentano tubi vari che si connettono a centraline impianti di frenaggio, alimentazione, fari e pistoni, targhette e bracci. Pur nella complessità di questa zona però notiamo una pulizia generale (per far evidenziare all'istante fuoriuscite di liquido idraulico, generalmente rosso) resa ancora più evidente da piccole, sporadiche macchie più scure che troviamo intorno al perno della ruota e attorno ai giunti dei martinetti. Ed è questo bianco leggermente sporco nelle zone suddette che dobbiamo riprodurre.
In definitiva occorre, per realizzare un buon invecchiamento, conoscere la macchina che stiamo riproducendo, perchè attraverso di essa ne raccontiamo la sua storia.
La tecnica.
La stragrande maggioranza dei modellisti sviluppa tecniche di invecchiamento proprie e le usa a seconda dell'effetto che vuole ottenere. Si può usare qualunque colore in commercio purchè sia valido nei risultati.
Dal canto mio ne uso almeno quattro o cinque, mi regolo infatti in base ad alcuni elementi, come il tipo di stampo (positivo o negativo), il fondo se chiaro o scuro, naturalmente il più o meno massiccio uso operativo, la scala.
La tecnica più usata e più semplice è quella di ripassare le linee dei pannelli con una matita appuntita su un fondo chiaro opaco
(per esempio il FS36440 dei caccia imbarcati US). Alla fine si sfuma leggermente passando un cotton fioc sul segno di matita, aggiungendo sbavature, utilizzando sempre la grafite catturata sul cotton fioc, oppure bagnando la punta di un pennello nella grafite (per questa tedcnica appuntite spesso la matita su un pezzo di carta abrasiva ed usate la grafite rimasta come pigmento) e ripassando rivettature pannelli vicino ai motori, etc.
Questa tecnica è molto usata in 1/72. Unica raccomandazione: usatela solo su fondo opaco chiaro (la superficie del modello si trasforma in un foglio d'album e potrete anche cancellare eventuali errori con una gomma), su altri fondi non attecchisce e non toccate il modello con le mani(la grafite in realtà è solo in parte assorbita dalla vernice, il resto non aspetta altro che una ditata). Fissate subito dopo con trasparente lucido(per le decals).
Un'altra tecnica semplice ed efficace, ma più da "naso" è l'invecchiamento ad olio.
E' possibile utilizzarla indifferentemente su tutte le superfici, chiare o scure, l'importante è che abbia una base lucida acrilico, questo per evitare di mescolare i 2 colori (fondo e colore ad olio). Una volta asciugato il trasparente acrilico con un pennellino stendiamo senza troppa attenzione il colore ad olio abbastanza diluito lungo i pannelli (le tinte preferite sono Terra di Siena bruciata o bruno Van Dyke ma potete utilizzarne altre a seconda della tinta sottostante: usare un colore troppo scuro su una superficie chiara provoca un contrasto troppo accentuato, sbilanciando il modellino verso il "kitch") ed attendiamone l'asciugatura, poi, con un panno pulito leggermente imbevuto di acqua ragia, eliminiamo l'eccesso di colore magari disponendolo in leggere sbavature o stendendo uniformemente il residuo di colore all'interno di un pannello per esaltarlo dagli altri. Unica avvertenza: non andatevene troppo in giro con l'acqua ragia, potreste lasciare aloni di colore non desiderati.
Altra tecnica: il "preshading".
Consiste in un invecchiamento anticipato da effettuare con l'aerografo.
Prima di stendere la prima mano di fondo ripassiamo con l'aeropenna caricata con un colore scuro tutti i pannelli, poi stendiamo il fondo.
Avremo così già un primo delicato risalto, da rifinire preferibilmente con altre tecniche.
Altra tecnica: i gessetti.
Prima che il trasparente lucido asciughi completamente sfregate su un pezzo di carta abrasiva gessetti di colori vari (gli stessi suggeriti sopra) e con un pennellino li depositate nei solchi dei pannelli, il residuo lo soffiate via. Rifinite con una ultima mano di trasparente.
Ovviamente l'utilizzo dell'aerografo si adatta alla perfezione all'invecchiamento.
A mano libera o con l'aiuto di mascherine volanti pretagliate, con un colore diluito e spruzzato a ugello quasi chiuso e a bassa pressione
possiamo rendere perfettamente e con grande leggerezza (in alcuni casi è l'unico mezzo) combustioni e fuoriuscite di olio, vedi Skyraider, bruciature degli ugelli di scarico utilizzando la serie Tensocrom della Lifecolor (colori trapsarenti di varie tinte: kerosene, olio bruciato, benzina, blu) su tutti i jet, colature dai tubi du scarico da modelli a elica e così via.
L'utilizzo della aeropenna però, in questa fase, presuppone una buona esperienza, per cui è sempre buona norma esercitarsi 10 minuti sul nostro modello cavia.
Preferisco l'uso degli olii su modelli a livrea scura e con intenso uso, mentre l'uso dell'aerografo e delle matite e gessetti sui jet, ma la distinzione non è così rigida, preferisco decidere un momento prima della scelta della livrea, caso per caso.
Per i modelli in positivo bisogna fare un pizzico di attenzione in più: non è possibile utilizzare le matite, il solco non c'è, ma possiamo ugualmente scegliere l'uso degli olii o l'invecchiamento con l'aerografo.
E' possibile infine utilizzare un'altra tecnica che avevo anticipato qualche post fa: invecchiamento con la carta abrasiva.
Con modelli in positivo e plastica scura possiamo scegliere livree chiare e una volta asciugato il colore,necessariamente opaco, piuttosto secco, passiamo con mano leggera la carta abrasiva sui pannelli per eliminarne la vernice. Otterremo così una immediata esaltazione di pannelli e rivetti. Avete sgarrato?
Ripassate con l'aerografo e riprovate.
Queste sono pressappoco le tecniche più usate e che uso tuttora, nulla toglie però che ve ne siano altre: ripeto, l'invecchiamento è un modo di esprimersi attraverso i colori, ne più ne meno come un quadro.

Le decals.
Dopo aver terminato con i vari colori, posiamo tutto e dedichiamoci alle decals.
Prima di usare quelle da scatola girate il foglietto/supporto e controllate: se vi sono macchie giallognole le decals sono vecchie e non è consigliabile usarle, vi conviene rivilgervi all'aftermarket (ce ne sono di clamorosamente belle e di tutti i gusti, basta guardare qualche sito).
Lo stesso vale se, visto in controluce, dal foglietto emergono le forme delle decals: significa che sono troppo spesse e sono difficili da pareggiare(mano pesante col trasparente).
Molte ditte producono da se le decals: controllatele bene prima di usarle, ci sono ditte specializzate solo in questo e a volte la ditta X per risparmiare le produce in proprio.
Occhio sempre all'allineamento dei colori delle decals e alla retinatura: sono errori che possono commettere tutti, inficiando l'uso della decal.
Non usate "pezze" di decal grosse quanto una mano per imitare un colore(tipo alcune comlpicate livree di pattuglie acrobatiche o prototipi: vi dannereste l'anima a farle aderire alla perfezione, meglio, molto meglio, usare aerografo e mascherine, anche perchè non coprireste tutti i particolari e una decal molto grossa molto difficilmente può essere invecchiata per bene).
La scelta delle decals deve essere per forza maggiore effettuata prima della pittura, per ovvi motivi:se all'improvviso, dopo uno show della PAN vorreste trasformare il vostro mb339 in livrea monogrigio in un "Pony", uhm, mi sa che è meglio comprare un altro kit.
Appurato ciò, prendiamo il foglietto decals e con una lama stavolta affilatissima iniziamo a tagliare i vari pezzi, molto vicino al bordo.
Lasciamo a mollo la decal per circa 20/40 secondi (non di più altriemnti rischieremmo di disperdere nell'acqua il collante) e tiriamole su con una pinzetta, assorbiamo l'acqua in eccesso con un cotton fioc e col pollicione facciamo scivolare la decal dal supporto.
Mentre avete nell'acqua la decal, con un pennellino, spalmate sulla zona dove va distesa un sottile strato di ammorbidente per decal, appunto(ve ne sono di molte marche, quasi tutte produttrici di colori: io uso ammorbidenti model master, Gunze e i liquidi Superscale Superset e Supersol).
applicate la decal e asciugate la zona con delicati tocchi di straccio asciutto.
Terminate con il secondo fissativo, poi asciugate nuovamente e procedete(la pressione dello straccio sulla decal ha duplice funzione: permette alla stessa di aderire alla perfezione, grazie all'ammorbidente, scacciandone l'acqua e il lquido in eccesso e impedisce la formazione di microbolle d'aria sotto).
Finita l'applicazione ricontrollate il modello e invecchiate con la stessa tecnica che avete usato prima quelle decals (di certe dimensioni) che si trovano sopra zone pesantemente invecchiate.
Alla fine di questo processo lavate il modello con sola acqua e un pennello a spatola morbido (grosse quantità di ammorbidente possono essere visibili in controluce).
dopo l'asciugatura terminate il modello con una o due mani di trasparente "misto":60/70%lucido e 40% opaco, un trasparente meno lucido del satinato ma non opaco, ideale per quasi tutti i modelli, tranne per la 1/72, dove dovrebbe prevalere più l'opaco, sempre per i soliti motivi di scala.
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Vecchio 06-12-2007, 20.04.40   #8 (permalink)
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Molto utile...salvata e stampata in PDF...grazie!
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Vecchio 07-12-2007, 09.31.31   #9 (permalink)
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'spetta che non è ancora finita!
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Vecchio 07-12-2007, 11.19.02   #10 (permalink)
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Parte settima: il pelo nell'uovo.
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A cockpit ultimato ed incollato ad una semifusoliera e con i pesi giusti conformati a dovere (e una bella firmetta con la data all'interno della fusoliera, così per una sorta di "imprinting") siamo pronti ad incollare le semifusoliere.
Già. Il fatto è che chiudendole chiuderemmo la porta ad altri eventuali interventi di abbellimento, forse è meglio riguardare le foto, alla ricerca del "pelo". A questo punto il modellista in "parking area", deve fare una scelta coraggiosa: accetta il modello così com'è oppure si cimenta nella autocostruzione, niente di difficile, come vedrete, ma da qui si comincia a lavorare sul serio (come se non lo avessimo già fatto col cockpit). Vedete, l'errore col cockpit, che so, uno sgarro col cutter (improbabile), una sbavatura di colla (molto probabile: il modellista alle prime armi eccede o scarseggia nell'uso della colla, come le neomogli col sale) è rimediabile perchè agli inizi oppure camuffabile con pilotini, caschi, trolley-non vincerete un tubo, perchè la giuria non è scema, ma almeno avete salvato la faccia- si rimedia e a meno che non abbiate fatto un macello chiudete la cappottina e buonanotte, ma sbagliare con le ali o la fusoliera condannereste irrimediabilmente (o con enorme difficoltà e il divertimento diventa un calvario) il modellino e vi ritroverete con un lavoro tutto in salita.
Ecco quindi la scelta: io vi consiglio di provare, provare sempre, vi darà enormi soddisfazioni.
Ok, foto alla mano vediamo dove si può migliorare.
Negli aerei della 2GM il taglio dei flap o del timone è facile, sono quasi tutti a spacco per i caccia (OCCHIO ALLE FOTO!!!), al limite bisogna ricostruire con plasticard le centine, oppure praticare una piccola apertura sull'intradosso della'ala sinistra per l'avvisatore dello Spifire, mentre per i gli aerosiluranti bisogna lavorare più di fino e magari affidarsi a qualche fotoincisione (vedi flap del Dauntless).
Ma procediamo con ordine.
Facciamo finta che (tutto va ben..) il nostro modellino sia un jet.
Notiamo subito che la struttura delle prese d'aria è appena accennata o addirittura tappata (mentre per l'F-4 -faccio un esempio- il peccato è veniale, tra piastre di aspirazione strato limite e galleria, stretta e alta, il fondo è invisibile, per un F-86 la cosa è grave e bisogna rimediare). A seconda della sezione (circolare o quadrata) dobbiamo conformare il plasticard secondo la bisogna. Come? Beh, se la presa d'aria e a sez.quadrata, vedi Tornado o F-15, prendete misure e tagliate il plasticard, incollate e tappate il fondo della presa con una ventola di un motore proveniente dalla BANCA dei PEZZI (all'inizio sarà inesistente, col tempo diverrà una comoda fonte), se è a sezione circolare dobbiamo usare una nuova tecnica, semplice ma delicata: la TERMOFORMATURA.
Vi ritrovate con un canopy scheggiato se non rotto?
Avete bisogno di una particolare sezione, che so ovale, vedi per esempio la galleria della presa d'aria di un F-16?Si ricorre alla termoformatura.
Prima però di cominciare a preoccuparsi (nel caso vi ritroviate con una cappottina danneggiata o qualche altro pezzo) rovistate bene nella scatola e troverete, a parte o in una particolare zona del foglio di istruzioni, una sezione riguardante il servizio pezzi di ricambio.
Compilate quel fogliettino con i numeri dei pezzi danneggiati e speditelo: entro pochi giorni vi arriverà a casa una scatolina di cartone con il pezzo richiesto (ho chiesto pezzi di ricambio un pò a tutti, primo per farmi una scorta adeguata in caso di errori, canopy, decals, poi per avere la soddisfazione e la sorpresa di ricevere il pacchetto, puntuale e preciso. Una volta scrissi alla Revell in Germania per farmi pervenire un nuovo foglio decals di un vecchio kit di MIG-21 1/32, malamente stampato. Dopo qualche giorno il responsabile PR mi rispose con un pacchetto e una lettera, chiedendomi scusa per il disservizio ma la decal era ormai fuori produzione e includendo nel pacchetto alcune decal 1/32 di altri aerei russi di produzione Revell-alcune stampate in Italia, tra le migliori in circolazione!)
Bene, detto ciò passiamo allo stampaggio di un pezzo molto delicato e quasi sempre bisognoso di cure: il canopy.
Andiamo in cartoleria e compriamo alcuni (insomma fate una buona scorta, prima di avere qualche risultato ne butterete di fogli!) fogli di acetato per fare le copertine e una cornice di legno(oh, economica, semplicissima), qualche puntina da disegno e tornate a casa.
Adesso prendete il canopy "malato", rivestitelo dall'interno con del nastro feltrato (il nastro deve essere tagliato perfettamente lungo il bordo,non deve piegare nè uscire) e incollate con cianoacrilato giusto al centro un pezzo di sprue o di legno, o di qualunque altro materiale.
Il motivo del rivestimento è chiaro: se la termoformatura fallisse senza rimedio potrete sempre usare il canopy, magari cercando di rimediare; se incollate con l'Attack direttamente il bastoncino sulla cappottina ve la siete giocata! Mi direte a questo punto: ma se abbiamo a disposizione il servizio pezzi di ricambio a che serve sampare il canopy, me lo faccio arrivare nuovo! Risposta: il canopy viene ristampato quasi sempre quando presenta difetti di sottosquadro, cioè quella fastidiosa cresta al centro della cupola risultato dello stampaggio di pezzi simmetricamente ricurvi, oppure distorce troppo o è troppo spesso: hai voglia a chiedere pezzi di ricambio, saranno sempre gli stessi!
Siete a casa? Bene, prendete un foglio di acetato e fissatelo femamente alla cornice con le puntine, prendete il "manufatto"canopy+manico e recatevi in cucina, accedete il fornello più grande al minimo e.. a questo punto vi serve un volontario (sai le risate, mia moglie ormai non ci fa più caso, mi ritiene pazzo e basta..), gli fate reggere la cornice sulla fiamma chiedendogli di muoverla continuamente con andamento ondulatorio (se la manina volenterosa rimane ferma l'acetato si buca e dovrete procedere alla sua sostituzione, mentre il volontario diventa sempre meno tale) a una distanza di circa 10-15 cm.
Dopo un pò l'acetato comincia a tremolare e farsi morbido: è il momento!!Spingete con decisione il canopy nell'acetato e con le dita tendete il folglio da ogni parte in modo da farlo aderire ovunque.Dovete essere veloci perchè questa operazione deve essere fatta lontano dal fornello mantre l'acetato è ancora caldo. Staccate l'acetato dalla cornice (ringraziate il volontario) e attendete qualche minuto.
Quando è di nuovo rigido e freddo estraete delicatamente il canopy + il manico e...oohh, un canopy lucidissimo e sottilissimo!!
Prendete la forbicina, ritagliate il bordo del nuovo canopy e il gioco è fatto!
Finito? No, adesso occorre un nuovo strumento, indispensabile per le mascherature "di fino", il TAMIYA MASKING TAPE, un nastro giallognolo
di 2 o 3 misure, eccezionale per le mascherature. A che ci serve? A rifare i frames del canopy, no?? Rifilate col cutter una sottile striscia e applicatela sul bordo del "neonato".
Una volta che avrete preso possesso di questa tecnica potrete termoformare luci varie, condotti vari e per le scale maxi anche le ogive degli AGM-65(capito?).
La reincisione.
Confesso, senza tema di smentita neanche da parte dei più smanettoni, che questa tecnica è la più barbosa, noiosa, complicata tra tutte quelle usate nell'aeromodellismo. Purtroppo è efficace, molto professionale e alla fine anche molto, molto pagante.
"Ad angusta per angusta" dicevano i Latini, cioè alla sudata meta si arriva attraverso molti sacrifici ed è così..
Essa si avvale di uno "scriber", di una penna terminante con un pennino in acciaio molto appuntito o di un manico con mandrino a vite con accessori per il taglio o l'incisione (solo in negozi di modellismo ben forniti. A proposito, è contrario ai miei costumi fare pubblicità a qualunque negozio, la scelta è solo vostra e col tempo vi renderete conto se è aggiornato o no).
In alternativa potete usare l'ago di un compasso o cose simili, ma in questo caso vi consiglio di non ricorrere al fai da te, un solo scriber a punta va benissimo (i dioramisti o i figurinisti invece ne usano molti di più, grossomodo della stessa fattura di quei micidiali attrezzi del dentista), è l'altro accessorio che costa.
Ricordate il caro vecchio normografo dell'ora di Educazione tecnica?Proprio lui, stavolta in metallo flessibile, in 3 misure per scala e forme e commercializzato dalla Verlinden o Eduard (credo intorno ai 20-25€).
Preparazione del campo di battaglia.
Facciamo finta che dovete aggiungere un semplice pannello quadrato sull'estradosso di un'ala.
Tenendo sempre a portata visiva la fotocopia, dove avete segnato i risultati della vostra ricognizione fotografica, prendete il "template" e lo fissate con un paio di pezzi di nastro per geometri (quello che sembra leggermente opaco, il motivo è che ha il giusto potere adesivo ed è più resistente del semplice "scotch") nella posizione esatta dove deve nascere il pannello. Tenendo saldamente fermo con le dita il "normografo" prendete lo scriber e iniziate a seguire con leggerezza il contorno del pannello, una, due, tre volte. Adesso levate il template e carteggiate con grana 800. Se non siete usciti fuori vi troverete con un bel pannello bianco. Con uno straccio imbevuto di acqua ragia passate sull'incisione. Asciugate bene. Adesso prendete uno stuzzicadenti e ripassate il solco. Rimettete il template perfettamente sul pannelo disegnato ed effettuate la stessa operazione stavolta girando in senso contrario (occhio che non è la stessa cosa). Rilevate il template, ripassata carta abrasiva, acquaragia, asciugate e riusate lo stuzzicadenti: avrete fatto la vostra prima incisione.
E se si tratta di una lunga linea, magari su una superficie molto curva?
Francois Verlinden suggerisce di usare il bordo dei suoi template, ma per non rovinarli (sono abbastanza delicati e poi non credo che lui li paghi..) io utilizzo il nastro delle etichettatrici, tipo Dymo (eccezionale, fatto apposta per le reincisioni).
Utilizzo? Arrivateci voi, rileggetevi il capitolo e sono sicuro che vi si accenderà la lampadina.
Quando usare la reincisione? E' una questione complessa, non dipendente solo da voi, ma dalla moda corrente, dalle necessità e dal colore della plastica! Cosa centra il colore della plastica? Centra, centra, adesso vi dirò perchè.
Supponiamo di avere sul tavolo un kit in positivo (oggi cominciano ad essere rari, ma 20 anni fa era di moda), cioè con pannelli non incisi ma in rilievo. Tecnicamente è un errore (i pannelli infatti sulla stragende maggioranza degli aerei moderni sono accostati e fissati, avvitati
sull'ordinata, tranne rare eccezioni-vedi il Facocero, eh, eh, eh, adesso ditemi come sono disposti i pannelli su questo!-quindi si forma un solco ben visibile, mentre gli aerei della 2GM avevano spesso pannelli sovrapposti o saldati, diversa quindi la resa in scala), ma possiamo elegantemente bypassare la reincisione, con una tecnica stavolta pittorica scoperta per puro caso da un vero maestro del modellismo: il signor Pigliapoco(o Bortolotto, non mi ricordo, comunque uno dei due) su un kit di A-10 1/48 Monogram in un bellissimo positivo e con plastica verde scurissima (tecnica che ho ovviamente provato).
Bene, siamo arrivati al punto nodale del capitolo: il pelo lo abbiamo trovato e spaccato in quattro, adesso tocca incollare!
Accostando le 2 semifusoliere prendete nota mentalmente del percorso che deve fare la colla, poi applicate il nastro per carrozzieri lungo il bordo da incollare, questo per evitare che la colla debordando intacchi la plastica. Adesso con velocità applicate la colla (vi consiglio una boccetta con dosatore ad ago) ed unite. Tenendo ferme le 2 parti applicate del nastro di traverso per mantenere in tensione, oppure usate degli elastici o mollette per bucato. Dopo 3 o 4 ore controllate lo stato della giunzione togliendo delicatamente il nastro e controllando palmo palmo se la colla ha fatto presa. Se non siete stati abbastanza veloci è possibile che la colla si sia asciugata prima del tempo (quasi impossibile nei kit in 1/72, ma può capitare: un B-52 in 1/72 per tipo di incollaggio è pari a un F-15 in 1/32), ma a tutto c'è rimedio.
__________________
Ciao!
Emanuele

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